Il Comune vende le aree a Pierre Cardin per la sua torre

Corsa contro il tempo per chiudere il contratto entro fine anno, un passaggio importante per rispettare il Patto di stabilità

VENEZIA. Il Palais Lumiere potrebbe risultare decisivo per salvare le casse del Comune, evitando così l’uscita dal Patto di stabilità con tutte le conseguenze negative, che ciò comporterebbe.

In ballo ci sono 30/35 milioni per la vendita delle aree di proprietà comunale dove sorgerà il Palais Lumiere. La trattativa con Pierre Cardin è già in corso e ci sono i presupposti che vada a buon fine prima della fine dell’anno. In tal modo Ca’ Farsetti potrebbe inserire i soldi a Bilancio per rispettare i limiti imposti dal Patto di stabilità. Una cifra che da sola non sarebbe sufficiente, in quanto all’appello mancano oltre cento milioni. Ma i proventi della vendita sommati ai 50 milioni che il Comune avanza dal governo per la Legge speciale, rappresenterebbero la spinta decisiva.

«Per i 50 milioni che avanziamo dallo Stato», precisa il vicesindaco Sandro Simionato, «è in corso un confronto, per cercare di strappare da parte del governo almeno il riconoscimento del credito. Sarebbe sufficiente per poterli mettere a bilancio». Ma questa partita con il governo fa parte di una telenovela infinita.

La novità arriva dalla trattativa in corso con Pierre Cardin.

Il Comune è proprietario di una quota dei 19 ettari interessati alla realizzazione dell’opera: poco meno del 10 per cento. Lo staff dello stilista francese è al lavoro da tempo per acquistare le aree necessarie per ospitare il Palais Lumiere. Una superficie molto frammentata. Le porzioni più rilevanti sono in corso di acquisizione da alcuni imprenditori, tra cui Andrea Mevorach, Damaso Zanardo e i fratelli Pasqualetto che sono riusciti a valorizzare al massimo le aree, grazie allo “zio” francese. Ma le proprietà interessate sono numerose, tant’è che in prospettiva sarà necessario procedere agli espropri. L’operazione si presenta quindi molto complessa, anche sotto il profilo immobiliare. Per cui è necessario fare un passo alla volta. Il Comune, che è costretto a vivere con l’angoscia bilancio, intanto punta a chiudere la trattativa per assicurarsi la trentina di milioni entro fine anno. Non è escluso che, com’è ormai “tradizione”, il 31 dicembre il dirigente del Patrimonio trascorra la giornata dal notaio a firmare l’atto “salva bilancio”. L’anno scorso è toccato a Prada, quest’anno potrebbe essere la volta di Pierre Cardin.

In ogni caso 30/35 milioni rappresentano solo un assaggio di quanto Ca’ Farsetti conta d’incassare dall’operazione.

Ci sono poi gli oneri costruzione, previsti dalla legge. Se gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria saranno scomputati, Pierre Cardin dovrà versare gli oneri do costruzione. Una somma dovuta, proporzionale al costo di costruzione e quantificata in ragione dell’uso dell’immobile. Il calcolo si presenta quindi molto complicato e va considerato in virtù dei molteplici usi che ospiterà la torre. I primi calcoli prevedono un incasso di circa 80 milioni. Una somma che però solitamente si incassa, entro sei mesi dalla fine dei lavori. È possibile che Ca’ Farsetti cerchi il modo d’incassarne prima almeno una parte. Ecco perché dimostra anche una certa fretta ad approvare il progetto.

Più fretta di tutti ce l’ha comunque Pierre Cardin. E non l’ha mai nascosto. La sua ricchezza continua a correre, se è vero che, oltre a un patrimonio immobiliare sparso nel mondo che si aggira sui 600 milioni, può contare su incasso annuo di alcune decine di milioni all’anno, dovuto solo alle royalty del marchio di famiglia. Ma parallelamente corre anche l’età. E dall’alto dei suoi 90 anni Pierre Cardin non ha tempo da perdere. Proprio come Ca’ Farsetti che partecipa volentieri a questa corsa contro il tempo, per realizzare quello che Philippe Daverio, qualche giorno fa a Mestre, ha definito «un portaombrelli rovesciato...».

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