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La torre di Cardin è troppo alta non rispetta i vincoli aeroportuali

Ben 101 metri in più del consentito, i progettisti chiedono una deroga all’Enac E avvertono: «L’altezza di 244 metri non si tocca, altrimenti sarà costruita da un’altra parte»

di Gianni Favarato
2 minuti di lettura

TESSERA. Palais Lumière, la gigantesca torre con tre ali che lo stilista Pierre Cardin vorrebbe costruire alle porte di Venezia (esattamente a Marghera, a ridosso del cavalcaferrovia di Mestre, tra via dell’Elettricità e via Fratelli Bandiera) sarà anche bella, ma è troppo alta. Per la precisione 244 metri, secondo il progetto di costruzione affidato allo Studio Altieri, ovvero 101 metri in più del limite di sicurezza previsto per le fasce di rispetto dell’asse di volo degli aerei che atterrano al Marco Polo. Cento metri di troppo che potrebbero comprometterne la realizzazione, visto che i progettisti assoldati da Cardin hanno sempre detto «prendere o lasciare, il progetto non è modificabile e se non si può fare così com’è a Venezia lo faremo a Mosca, oppure a Parigi o in Cina». Così - mentre il Comune di Venezia si prepara ad approvare l’Accordo di programma voluto dal governatore Zaia per realizzare più in fretta possibile e con procedure semplificate la gigantensca torre che il suo compaesano, Pierre Cardin, vorebbe far svettare, a sua futura memoria, sulla laguna di Venezia - lo studio di ingegneria e architettura Altieri ha presentato all’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) una richiesta di «deroga alle mappe di vincolo aeroportuale» che stabilisce per l’area in questione una altezza massima di 145 metri, prevista dalle norme di sicurezza per limitare «ostacoli e pericoli per la navigazione aerea». Del resto nessuna torre o traliccio del Petrolchimico - che si trova nella stessa area di rispetto - supera i 140 metri di altezza, nemmeno quella del Cvm che due anni fa è stata presidiata dai cassintegrati della Vinyls. Lo Studio Altieri, molto noto a Venezia, è convinto del fatto suo. «Abbiamo mostrato all’Enac nazionale un nostro modello di rischio in cui si dimostra che non c’è alcun pericolo per le rotte aeree», spiega l’architetto Guido Zanovello, «quindi, non ci sarà alcun motivo per respingere la nostra richiesta di deroga». L’Enac nazionale si è riservata di analizzare approfonditamente la richiesta e di dare una risposta in tempi «ragionevoli».

Vero è, mormora più di qualcuno in Comune a Venezia, che gli architetti di Cardin avrebbero fatto meglio ad adattare il loro progetto alla realtà del territorio in cui vogliono realizzarlo, in questo caso Venezia, piuttosto che presentare un progetto già confezionato a prescindere dal luogo che lo deve ospitare e pretendere che sia il territorio ad adattarsi». Il famoso architetto Frank Gehry così ha fatto: è venuto a Venezia e ha visitato più volte Tessera, Campalto e ha navigato in su e in giù per la laguna nord prima di progettare la sua «porta» che sarà realizzata di fronte all’imbarcadero dell’aeroporto Marco Polo. Il progetto della torre di Cardin ha altri punti deboli che lasciano più di qualche perplessità, tra gli “addetti ai lavori” sul buon esito della vicenda. Non è stato presentato nessun piano finanziario per dimostrare che i soldi (circa 1 miliardo e mezzo di euro) per costruire Palais Lumière sono garantiti e nemmeno è stata completata la «ricomposizione fondiaria» di tutti i 140 ettari che la torre di vetro di Cardin e le aree di servizio annesse dovrebbero occupare, fino al ponte Strallato. A quanto pare non tutti i proprietari delle aree da liberare hanno firmato un preliminare di vendita, ma soltanto «un’opzione di vendita condizionata».

Infine, ci sono i problemi di compatibilità con la vicinissima area portuale, per i quali sono state presentate dallo Studio Altieri «soluzioni progettuali che non interferiscono con la viabilità stradale e ferroviaria».

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