Top 500 Venezia, Marinese: Venezia e Trieste, un unico porto

Il presidente di Confindustria Venezia e Rovigo: da parte del governo mancano politiche per lo sviluppo. Eni Rewind con Veritas per ricavare biometano dai rifiuti organici

VENEZIA. Se da parte del governo languono politiche a favore delle imprese e dello sviluppo economico è il territorio che deve muoversi. «Serve un patto di territorio, dobbiamo accelerare gli elementi di competitività». Un esempio? «È miope vedere Venezia e Trieste come due porti distinti. Venezia e Trieste devono essere un unico porto». È il presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Vincenzo Marinese, a lanciare la palla in aria, nella speranza che qualcuno ora la raccolga.

L’occasione per invitare i due Porti a mettersi insieme - proposta lanciata in modo schietto, alla sua maniera - è arrivata ieri pomeriggio nella sede di Confindustria, al Vega, durante la presentazione di Top 500, l’inserto della Nuova di Venezia e Mestre realizzato con Pwc e Ca’ Foscari in collaborazione con Confindustria, che prende in esame lo stato di salute delle 500 più grandi aziende del Veneziano.

La fotografia scattata dalla ricerca, relativa ai dati dei bilanci 2018, racconta di ricavi in crescita del 7%, per un totale di quasi 22 miliardi di euro, ma con un rallentamento rispetto alla crescita del 2017, e soprattutto una riduzione degli utili, una contrazione di circa il 10%.

Marinese, nell’intervista con il direttore della Nuova di Venezia e Mestre, Paolo Possamai, coglie, soprattutto in previsione, i segnali di un’economia che, pur nell’aumento dei ricavi, comincia a registrare aspetti di difficoltà che non vanno sottovalutati, a partire, dice Marinese, «dalla posizione debitoria delle aziende».

Due le direzioni da prendere, dice ai trecentocinquanta imprenditori presenti: «La prima si chiama aggregazione, perché abbiamo imprese ancora troppo piccole, che devono crescere come dimensione, la seconda si chiama rilancio del mercato interno». Un rilancio che ancora non c’è, e che fa il paio con «l’assenza di politiche pro-impresa che non vuol dire chiedere contributi, perché il livello del debito pubblico del nostro Paese non ce lo permette più, ma politiche di sviluppo che abbiamo una visione».

Non c’erano con il governo gialloverde - dice il leader degli industriali veneziani - e non ci sono oggi con il governo giallorosso. Da qui l’idea di un patto di territorio, l’attenzione richiesta per l’infrastrutturazione portuale di Marghera, l’invito a fare squadra tra i porti di Venezia e Trieste, anche per cogliere l’occasione della nuova Via della Seta di Pechino.

«Il 2020 sarà duro», pronostica Marinese, «ma negli anni a seguire potrà esserci la svolta, potremmo festeggiare nuovi investimenti». Sopratutto se andrà a buon fine l’istituzione della Zona logistica speciale con credito d’imposta (quasi una Zes) che permetterà di attrarre ulteriori investimenti concedendo alle aziende procedure più snelle. L’ultima battuta per il referendum sulla separazione Venezia- Mestre: «Ho l’impressione chi voti sì lo faccia tanto per cambiare, senza un progetto sul dopo. Sembra che la sola divisione possa ripopolare la città storica, come se chi affitta gli appartamenti ai turisti da domani cambiasse idea. Manca una visione, io dico: no grazie».

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Il progetto Eni Rewind con Veritas biometano dai rifiuti organici

Gli imprenditori protagonisti. Invernizzi (Barovier&Toso): «La nostra sfida è il design contemporaneo»

«La tecnologia di Eni Rewind in collaborazione Veritas realizzerà in un’area dismessa e bonificata del petrolchimico a Porto Marghera un impianto industriale che trasformerà la frazione organica dei rifiuti solidi urbani in bio olio e bio metano».

Top 500 Venezia, Grossi (Eni Rewind): Porto Marghera per noi strategica

Paolo Grossi, amministratore delegato di Eni Rewind, era tra gli ospiti del dibattito per la presentazione del Top 500 Venezia e Rovigo e assicura che stanno proseguendo i lavori per l’impianto innovativo. Insieme a lui altri tre protagonisti dell’economia dei due territori hanno raccontato quattro esempi dell’Italia imprenditoriale, che ha saputo reagire nei difficili anni della crisi, ricercando nuovi mercati e nuovi processi produttivi. Nata con obiettivo di bonificare i siti chiusi di Eni, la società ambientale del gruppo ha poi esteso la sua tecnologia a tutti i siti del gruppo del Cane a sei zampe e ora anche all’estero: Nigeria, Iraq (trattamento delle acque per la città di Bassora) e Turchia.

A Porto Marghera ha investito 200 milioni per bonificare 130 su 200 ettari di sua proprietà. Qui realizzerà e gestirà l’impianto industriale che applicherà la tecnologia proprietaria Eni “Waste to fuel”, frutto della ricerca messa a punto nel Centro Eni per le energie rinnovabili e l’ambiente di Novara. E grande fiducia è riposta nella Zona economia speciale. «Anche con Ca’ Foscari prosegue il dialogo», spiega ancora Grossi, «per fare di Venezia un centro di ricerca nel settore delle bonifiche».

Ciò che contraddistingue la Turatti Group, azienda leader nella produzione di macchinari per il settore frutta e verdura, è la voglia di innovare lungo i 150 anni della loro storia. «Investiamo molto nell’innovazione di nuovi prodotti e diversificazione», spiega Ilaria Turatti, presidente di Turatti Pacific,

Top 500 Venezia, Turatti Pacific: "Puntiamo sull'estrazione delle erbe aromatiche"

«Stiamo studiando nuove tecnologie sull’estrazione dalle erbe aromatiche. I mercati africani saranno molto importanti con nuovi macchinari per la produzione di farina di Manioca, progetti su cui lavoriamo in collaborazione con la Fao». Alla sede della Turatti a Cavarzere hanno bussato più volte compratori Usa «ma l’orgoglio di essere imprenditori italiani ha prevalso».

Top 500 Venezia e Rovigo, Ambrosini (Zhermack): sostenibilità innanzitutto

Per Paolo Ambrosini, general manager Zhermack, società leader nella produzione di preparati per il settore odontoiatrico «la sostenibilità è essenziale, che riguarda il processo e la capacità di vedere oltre». «L’azienda ha sempre avuto la capacità di innovare», spiega il general manager della società di Badia Polesine che ha visto raddoppiare il fatturato negli ultimi 10 anni a 100 milioni, «non è facile mantenere il livello competitivo. Crediamo nelle professionalità del nostro personale, li formiamo e li facciamo crescere, grazie anche alla nostra multinazionale Usa».

Top 500 Venezia, Barovier & Toso, il vetro artistico di Murano nel mondo

Un futuro di innovazione anche per un’azienda con 700 anni di storia. «Una sfida per noi importantissima è quella della contemporaneità», racconta Rinaldo Invernizzi, presidente Barovier & Toso, «Dobbiamo saper adeguare al gusto contemporaneo una storia centenaria, il dna di Bariovier&Toso.

La parte contemporanea sarà maggiormente rappresentata in futuro nel nostro catalogo». Tra i pericoli per il futuro dell’azienda guidata dal manager discendente della famiglia attiva nell’alimentare, e che passava le estati dalla nonna materna a Dorsoduro, è quello della contraffazione: «Un problema ad oggi senza risposta in alcuni Paesi».

Nicola Brillo

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