“Scritti inattesi” di Gino Benzoni dialoghi con Romanelli e Stella

VENEZIA

Questa sera allo Spazio Eventi della libreria La Toletta, alle 18, Giandomenico Romanelli e Gian Antonio Stella conversano con Gino Benzoni, autore di “Scritti inattesi”, primo di una serie di “tolettini” che si vogliono contrassegnare per autonomia di sguardi sulla città, raccolti nella collana “Ascolta Venezia”.


L’esordio, o la chiusa se si vuole, sono in puro stile benzoniano per chi ha conosciuto il professore, noto per la sua ironia a tratti caustica, mai corriva: «Non più direttore dell’Istituto per la storia della Società e dello Stato Veneziano della Fondazione Cini, da anni in pensione (senza il decorante timbro di emerito), dopo decenni di docenza a Ca’ Foscari – in particolare con il corso di Storia della storiografia – Gino Benzoni cerca di attenuare l’incupimento insito nell’età avanzata con gli affetti che gli anni comportano e, nel contempo, prova con intermittenza a tener desti i suoi interessi per la storia di Venezia. Di qui il trittico di “Scritti inattesi”, che sono una lezione in questo 2021 perché Venezia e i suoi abitanti vogliano aprire gli occhi. L’autore si accontenterebbe di poter rivivere nella città abitata conosciuta 65 anni fa». Autore e studioso non riconciliato, nonostante il ruolo ufficiale e la presenza in molteplici istituzioni veneziane, Gino Benzoni passa in rassegna in tre saggi diversi, altrettante modalità esistenziali, privilegiando lo storico e il cittadino, due figure non distanti per impegno civile.

La ricognizione di Benzoni ha i toni spesso agrodolci del ricordo, ma si avverte tra le righe il desiderio di un’altra Venezia, di un’altra società, che non si trinceri solo dietro un rimpianto quasi crepuscolare, ma che reagisca con un’identità chiara, come in passato. È questo anche il senso dei “tolettini”, che il suo editore Giovanni Pellizzato e il curatore Giovanni Benzoni così sintetizzano: «Nella situazione presente, in cui ci sembra continui a prevalere la sconsiderata e rovinosa ripetizione di quanto sta portando Venezia e la sua laguna al destino di diventare un importante sito archeologico, c’è la necessità di invertire le previsioni demografiche che ci vedono purtroppo in anticipo, quanto a perdite di residenti e a invecchiamento degli stessi, rispetto alle più nere previsioni. Solo un’azione congiunta volta ad affrontare e sviscerare i tre ambiti segnati dalle parole: casa, lavoro e ospitalità può essere all’altezza del compito che è dato a ciascuno di noi». —



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