“Cronache” e “Visioni”: ecco il lockdown di Venezia catturato con l’iPhone

In uscita “Metafisiche” che raccoglie le fotografie di Riccardo Zipoli: un viaggio nella città deserta, tra bellezza e inquietudine

Di libri sul lockdown veneziano ne sono usciti sin troppi. Ma “Metafisiche” sin dal titolo sceglie una modalità diversa, meno documentale e più introspettiva. L’autore è Riccardo Zipoli, docente emerito di Lingua e letteratura persiana a Ca’ Foscari, da una decina d’anni guadagnato con successo alla fotografia: le sue “Fotografie della quarantena veneziana” (in uscita tra qualche giorno per Postcart, € 35) sono un manuale di sguardi su Venezia che prescinde dalla normalità.

Pietre, acqua, riflessi, visioni, le “Metafisiche” di Zipoli spaziano dal 7 marzo ai primi di maggio 2020, giorni in cui «Venezia si è scoperta, mettendo a nudo alcuni tratti specifici, nelle due componenti d’acqua e di pietra, prima offuscati, se non proprio nascosti, da quel brulicante via vai che era parte integrante della sua vita». Zipoli scruta con attenzione le superfici, dai masegni delle calli e dei campi al pelo dell’acqua, immobile e liscia come in un dagherrotipo ottocentesco.

Da un lato le “Cronache”, dall’altro le “Visioni”, due diverse percezioni della stessa città, con profonde differenze di linguaggio, che vanno al di là del semplice dato cronachistico, fatto di vuoti e di silenzi, di deserti rotti da qualche gabbiano o piccione solitario. Le “Cronache”, nella lettura del suo autore, sono spesso inquadrature frontali, di tipo ortogonale, simmetriche, quasi a evocare una utopica città ideale. Le “Visioni” sono invece rivolte verso l’acqua, in prospettive ravvicinate, oblique, irregolari, ma talmente identiche da confondere lo sguardo del lettore, che a tratti pensa siano foto aeree e non dal basso, sull’acqua, costringendolo a maggior attenzione nell’identificare e decodificare le immagini.

Entrambe però sono frutto dello stesso obiettivo, quello di un iPhone 11 Pro, con tre obiettivi, due equivalenti a grandangoli tradizionali, più o meno spinti, mentre il terzo richiama un classico 52 mm, foto registrate all’ora e al giorno indicati. Più ancora che nelle altre pubblicazioni, trionfa qui un senso, appunto, metafisico della “Grande bellezza” della città: «improbabile e provvisorio», ma non di più dell’invasione di un turismo eccessivo, mordi e fuggi, fatto di addii al celibato/nubilato o di tuffi nei canali.

Terza via cercasi.

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