I robot entrano nell'era della maturità

L'automazione industriale e la mobilità elettrica spingono la domanda, anche se la corsa è destinata a rallentare rispetto all'ultimo decennio
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Da una parte l’avanzata dell’automazione nelle fabbriche, dall’altra la crescente domanda di veicoli elettrici, che sono caratterizzati da elevati contenuti tecnologici. Sono i due fattori che promettono di sostenere ancora a lungo il mercato dei robot, anche se nei prossimi anni si assisterà a un rallentamento rispetto al ritmo tenuto nell’ultima decade. È quanto emerge da uno studio di Morgan Stanley Research intitolato “Future of Automation: Automation for the People / Rebooted”.

Crescita rallentata

Dopo che tra il 2010 e il 2019 il comparto ha fatto registrare un tasso annuale di crescita composita nell’ordine del 14%, le proiezioni al 2030 sono per un ritmo di progresso annuo nell’ordine del 6%. In termini di valore di mercato significa passare dagli 11 miliardi di dollari medi annui della scorsa decade a quota 13 miliardi. I robot non sono una novità del mercato, esistono dagli anni Settanta. Tuttavia è solo dall’inizio di questo secolo che il settore ha iniziato ad assumere dimensioni importanti in quanto i progressi tecnologici da una parte hanno ridotto i costi di produzione, dall’altro ne hanno consentito un uso più massivo in campo industriale. E un ulteriore allargamento del perimetro di azione è atteso nel prossimo futuro, con il boom dei veicoli elettrici, che dalla loro hanno elevate caratteristiche di standardizzazione e forti contenuti tecnologici.

Dunque lo scenario resta ampiamente positivo, anche se ovviamente buona parte della domanda da parte di chi era sfornito di questi dispositivi è stata colmata. Il tasso di penetrazione (calcolati come numero di installazioni robotiche per ogni 10mila impiegati nel settore manifatturiero) vedrà un incremento importante, attestandosi a 182 unità rispetto alle 113 del 2019. Un trend in costante crescita già sostenuto da politiche di incentivazione, aumento degli investimenti in componenti per l’automazione/semiconduttori (su questo fronte il mercato sta fronteggiando ritardi negli approvvigionamenti, ma la sensazione è che si tratti di un fenomeno temporaneo) e migliorie tecnologiche che hanno reso la robotica più accessibile.

Nuove frontiere

La nuova domanda sarà sostenuta anche dall’evoluzione del mercato. È il caso dei cobot, vale a dire robot che vengono concepiti per interagire fisicamente con l’uomo all’interno di uno spazio di lavoro. È il caso dei dispositivi di sollevamento assistito (costruiti per sollevare pesi in modo sicuro, ma privi di movimento autonomo), così come dei robot dotati di sistemi di visione integrata per evitare gli ostacoli. Secondo il report di Morgan Stanley, la robotica collaborativa, che oggi vale il 5% delle installazioni annuali a livello globale, nell’arco di un decennio può arrivare al 17%. Merito soprattutto della semplificazione dell’offerta e di prezzi che diventano sempre più accessibili, come sempre accade quando una innovazione tecnologica supera la fase di sviluppo iniziale.

Guida la Cina

Non sorprende leggere nello studio che la Cina è il principale motore della crescita per i robot. Le installazioni nel gigante asiatico valgono il 38% del mercato mondiale, un dato quasi tre volte superiore a quello del Giappone, che pure a lungo è stato la culla dei robot. La corsa della Cina le consentirà di raggiungere entro la fine di questo decennio il quinto posto a livello di penetrazione, con 375 unità contro le 189 della media mondiale.