La realtà virtuale fa schifo?

La realtà virtuale fa schifo?
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Dieci anni fa sembrava che il destino del mondo fosse la realtà virtuale. Un ragazzo aveva presentato su Kickstarter, una piattaforma web dove raccogliere soldi, la sua idea per un visore rivoluzionario. Lo aveva chiamato Oculus. In poche ore aveva raccolto l’obiettivo di 250 mila dollari. Ma poi la raccolta aveva sfiorato i 2 milioni e mezzo di dollari. Un trionfo. Quel ragazzo, Palmer Luckey, divenne una celebrità e poco dopo divenne anche ricco, visto che ha ceduto la sua tecnologia a Mark Zuckerberg. Insomma se oggi parliamo di Metaverso è anche grazie a lui.

Ma sono passati dieci anni e la realtà virtuale è lontanissima dall’aver mantenuto le sue promesse. Non sono soltanto le vendite dei visori ad essere modeste, è il loro utilizzo ad essere insignificante. Io mesi fa comprai un modello per giocarci con mio figlio e da allora prende la polvere su uno scaffale. Ogni tanto lo indossiamo sperando di trovarci qualcosa di nuovo ma l’impressione è sempre quella: pochi programmi, esperienza d’uso appena decente, e forte malessere dopo dieci minuti che hai i visori davanti agli occhi. Non è un mio problema: in rete ci sono decine di forum intitolati più o meno “la realtà virtuale fa schifo”. Il che non vuol dire che non ci sia già qualche applicazione utile, magari per la didattica, o nell’industria o in medicina. E sicuramente ci sono applicazioni militari come dimostra il successo della nuova startup di Palmer Luckey. Ma la strada per il Metaverso è più lunga e meno affollata di quello che il marketing e gli investimenti delle aziende tech lasciano intendere. 

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