Io e gli influencer preferiti di mio figlio

Io e gli influencer preferiti di mio figlio
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Ogni settimana esce una nuova indagine che certifica a che età i nostri figli hanno in mano un telefonino. Sempre prima. Alle elementari. In realtà non servirebbero neanche le indagini, basta guardarsi attorno. Un bambino su due ha il suo smartphone.

Le indagini però servono a capire le motivazioni: perché noi genitori cediamo sempre prima? La risposta in questo caso aiuta: perchè così possiamo chiamarli sempre, perché così ci possono chiamare sempre. Il che però non è vero: se lo scopo fosse soltanto la reperibilità telefonica basterebbe dar loro un vecchio telefonino, di quelli che, appunto, fanno solo telefonate (ce ne sono di ottimi per venti euro). E invece diamo loro uno smartphone che come è noto non è un telefonino intelligente ma una porta di accesso al web e ai social: è come se esponessimo i nostri figli ancora piccoli al mondo esterno. Per tutelarli ci sono diversi strumenti, che ne limitano la navigazione.

Epperò anche quando funzionano, e quindi gli sono preclusi contenuti pericolosi o inopportuni, accade lo stesso che dei bambini, o dei ragazzini, abbiano accesso ad una quantità di informazioni pressoché infinita. Io per esempio da un po’ con mio figlio di 12 anni sono in concorrenza con i suoi influencer preferiti che gli dicono tra le altre cose, cosa mangiare per stare in forma, come allenarsi, e anche a quale temperatura fare le doccia (gelata, boh). E’ una sfida impari: l’influencer è influente, dice le cose bene, con dei video carini, è molto credibile. Ma è una partita che non si può rinunciare a giocare. Non vietando, che ha poco senso, ma parlando. Ragionando con loro. Quando avevo l’età di mio figlio, al massimo avevo a disposizione un giornaletto a fumetti per informarmi. Lui ha il mondo. Se gli stiamo accanto, a questi ragazzini, un giorno potranno fare cose meravigliose.