L'incontro fra Draghi e Zuckerberg

L'incontro fra Draghi e Zuckerberg
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Avrei pagato il biglietto per assistere all'incontro di questa mattina a palazzo Chigi fra Mark Zuckerberg e Mario Draghi. Da una parte l’uomo che ha portato sui social alcuni miliardi di abitanti del pianeta Terra; e dall’altra l’unico leader politico ad essere rimasto fuori da questo circo. Zero follower: Mario Draghi in rete non è seguito e non segue nessuno semplicemente perché non ha nemmeno un profilo sulle piattaforme di Mark Zuckerberg, Facebook e Instagram. E non perché non sappia usarle, ma perché ne conosce i rischi, evidenziati qualche giorno fa dall’ex presidente americano Barack Obama: sono uno specchio deforme della realtà, che è già abbastanza complicata senza bisogno di essere deformata. 

Lavorando di fantasia si può immaginare il dialogo. “Mister Zuckerberg, I suppose” potrebbe aver detto nel suo perfetto inglese il premier, citando il giornalista americano che aveva rintracciato in Tanzania un famoso esploratore di cui si erano perse le tracce. E l’altro potrebbe aver detto levandosi gli occhiali da 007 fatti un anno fa con Luxottica: “Il mio nome è Zuckerberg, Mark Zuckerberg”. 

E dopo i convenevoli che si saranno detti? Una cosa è certa: il re dei social non ha neanche provato a convincere il premier a ripensarci. Nella scarna nota diramata dal suo  team al termine dell’incontro si dice che hanno parlato del metaverso, delle grandi opportunità per l’Italia di questa nuova dimensione del digitale di cui si parla incessantemente da quando proprio Zuckerberg ha deciso di rinominare il suo gruppo Meta perché quello è il nostro destino, dice: in una realtà virtuale. 

Che poi mica si capisce bene come sarà la vita lì dentro. L’altro ieri Zuckerberg, in questo suo tour italico innescato dal matrimonio di una coppia di amici a Siena, e che lo ha portato anche a Milano a incontrare il fondatore di Luxottica, ha visitato una leggendaria cioccolateria torinese dicendo che “un giorno riusciremo a portare questi meravigliosi sapori nel metaverso”. Frase affascinante ma priva di significato per chiunque abbia provato gli occhiali per la realtà virtuale fatti fin qui da Meta: divertenti per i primi cinque minuti ma poi sostanzialmente inutili. Del resto anche quelli da agente segreto fatti con Luxottica sono per ora un fallimento. Il che non vuol dire che prima o poi non li adotteremo, le vie dell’innovazione sono lastricate di fallimenti clamorosi.