L'intelligenza artificiale per le patatine fritte

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Non sono un fan di McDonald's, ci vado solo quando mio figlio trova il modo di costringermi, ma devo riconoscere che continua a essere una  grande storia di innovazione.

Non mi riferisco al passato, al modo in cui venne ideato e progettato un sistema per avere hamburger e patatine fritte in pochi minuti e sempre pressoché identiche (e a basso costo, ovviamente). Mi riferisco al futuro: a McDonald’s da un paio di anni si sono messi a investire seriamente in nuove tecnologie. Il segnale più evidente è stata una strategia di open innovation per acquistare alcune fra le startup più interessanti in circolazione. Prima è stata la volta di Dynamic Yeld, che consente di prendere decisioni automatiche in base ai dati: in pratica Dynamic Yeld modifica i menu in base all’orario, al meteo, al traffico e agli ordini degli altri clienti. Poi ha preso una quota di Plexure, che è un'app per smartphone che in base ai dati personalizza l’esperienza del cliente. Infine ha comprato Apprente, il che ha consentito di sperimentare in una decina di ristoranti di Chicago un sistema di intelligenza artificiale che riconosce gli ordini vocali dei clienti (funziona nell’85% dei casi, negli altri interviene un operatore). Servirà tempo prima che una automazione di questo tipo arrivi in tutti i 14mila McDonald’s del mondo (anche se a Mosca c’è già un Kentucky Fried Chicken quasi completamente robotizzato), ma quello che colpisce è la strategia di trasformazione digitale di una multinazionale che da sempre poggia il business su hamburger e patatine.

Il primo risultato è già stato ottenuto: il sistema di intelligenza artificiale per ricevere e gestire gli ordini è stato venduto a Ibm, che ne finirà lo sviluppo. La Ibm che da McDonald’s compra tecnologia digitale invece di un Big Mac non è più  il mondo alla rovescia: è un segnale per le nostre imprese. Non importa cosa producete, il digitale riguarda tutto. Anche le patatine fritte.