L'auto non si guida (ancora) da sola

(ansa)
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Ieri sono stato a Milano per andare a vedere una fabbrica robotizzata in Brianza e un amico si è offerto di accompagnarmi con la sua Tesla. Non era la prima volta che salivo su un Tesla ma fa sempre piacere. L'automobile elettrica di Elon Musk è una goduria per gli appassionati di tecnologia. Per raggiungere la destinazione il mio amico ha iniziato a parlare con la vettura: “Portami a Cavenago di Brianza”. Niente. Portami a Cavenago. Niente. In Brianza. Niente.

Allora ho preso lo smartphone e chiesto a Google Maps di portarci a destinazione. Ora può benissimo essere che il mio amico abbia fatto qualche errore, sarà senz’altro così. Ma l’aneddoto mi ha fatto tornare in mente la roboante promessa di Musk di invadere il mondo con un milione di robot-taxi, di taxi a guida autonoma, entro l’anno scorso, con quel tale che rispose che se davvero nel 2020 ci fossero stati nel mondo un milione di auto a guida autonoma se le sarebbe mangiate tutte. Ecco, non ci siamo nemmeno lontanamente. La verità è che l’auto a guida autonoma è un problema molto più complicato di quanto qualcuno aveva previsto. Lo si è visto domenica sullo storico circuito di Indianapolis, dove si sono sfidati dei bolidi senza pilota e alla fine ha vinto, ovviamente, un algoritmo. 

La vettura al secondo posto infatti era stata programmata per sbaglio per fare un giro in meno, quella al terzo ha subito un guasto del gps che l’ha resa cieca. Complessivamente si sono superati i 200 chilometri orari, un buon risultato (questi i record con pilota invece), ma non in una gara classica: all’ultimo momento gli organizzatori hanno optato per una cronometro, quindi in pista le auto erano da sole ogni volta. A che servono queste competizioni? A studiare, a trovare algoritmi migliori, che ci aiuteranno un giorno ad avere vetture senza pilota e più sicure. Intanto per molti anni continueremo a guidare.