Anniversari

Mpeg, storia di un formato che ha cambiato la musica spiegato dal suo inventore

(ansa)
Lo standard su sui è basato l'Mp3 compie 29 anni: ecco com'è nato
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Per i primi dieci anni, gli incontri del Mpeg avvennero a marzo, luglio e novembre. Altri furono aggiunti per far fronte ai ritmi di sviluppo febbrili dei primi standard. Il numero totale di incontri fu 43, ovvero circa 4 l’anno. Tenendo conto che fino alla sua conclusione, nel giugno del 2020, l’Mpeg ebbe 130 incontri (32 anni), la frequenza media è rimasta costante a 4 incontri l’anno. Quindi lo sviluppo degli standard Mpeg è rimasto febbrile... Senza tener conto degli incontri ad hoc: all’inizio li contavo, ma alla fine ho lasciato perdere. La mia stima è di un totale di circa 200-300 incontri specifici.

I primi due standard Mpeg (Mpeg-1 e Mpeg-2) furono approvati a novembre. Questo novembre vorrei celebrare il ventinovesimo anniversario dell’Mpeg-1. Nell’immaginario collettivo l’Mpeg-1 è il fratello più giovane e meno famoso dell’Mpeg-2, con tutta la sua smisurata importanza. Non intendo metterli a confronto, perché tutti gli standard Mpeg sono miei figli, ma vorrei sottolineare i diversi meriti che contraddistinguono l’Mpeg-1.

1. Fu il primo standard prodotto da un gruppo emerso dal nulla, che proponeva qualcosa che oggi nessuno metterebbe in dubbio ma che fino ad allora nessuno aveva mai ammesso, ovvero che i media digitali funzionavano molto bene nell’ambito dell’intrattenimento ma non altrettanto nell’ambito della comunicazione. Naturalmente l’industria elettronica per i consumatori teneva moltissimo a sviluppare standard in questo senso, ma non era in grado di accordarsi su un unico protocollo. Per le aziende di quel ramo uno standard poteva emergere solo a seguito dell’approvazione di un prodotto brevettato, sancita da un successo di mercato.

2. Proprio per questo motivo, il secondo merito dell’MPEG-1 è che, pur non avendo una corporazione, anzi avendone una “avversa”, l’MPEG sia riuscita a emergere, prosperare e produrre standard. Intendiamoci, queste cose non accadono mai “per caso”: qualcuno fa in modo che accadano, e spesso non mancano le “levatrici”. Nel caso dell’MPEG, eccone una lista preliminare.

A. Io. Non ho mai raccontato la storia dei piccoli sforzi che io stesso ho prodigato per l’MPEG. Forse un giorno lo farò.

B. Cesare Mossotto, il direttore del CSELT (il centro di ricerca di Telecom Italia, quando ancora esisteva). Pur avendo speso una parte considerevole della sua vita professionale con l’ITU-T occupandosi di segnali, mi supportò (non oso dire che all’inizio confidasse nel successo di questa impresa).

C. Hiroshi Yasuda della NTT. Fondatore e presidente del JPEG, offrì un supporto al neonato MPEG ed ebbe un ruolo importante anche nel difendere l’MPEG contro “Erode”, che prese le sembianze di Roland Zavada della Kodak (allora onnipotente nel settore delle immagini statiche e in movimento), presidente di un gruppo ISO di alto livello che coordinava progetti legati alle immagini. Rollie era venuto a “ispezionare” questo gruppo di esperti mai sentito prima che si occupava di immagini in movimento (moving pictures, che per lui significava motion pictures), e il suo ruolo cresceva come un fungo incontro dopo incontro.

D. Una buona parte del gruppo di individui che parteciparono a Cost 211, un progetto di collaborazione europeo avviato con l’obiettivo di uno standard di 2 Mbit/s per le videoconferenze. Si mostrarono quantomeno curiosi di questo gruppo inatteso, e contribuirono a propagarne l’impulso.

E. Qualche amico di Cost 211 e i pochi altri che si unirono al progetto Esprit Comis (Coding of Moving Images for Storage), che inaugurai per supportare la standardizzazione Mpeg-1 e promuovere il suo impiego nell’industria europea.

3. Il terzo merito fu di gestire i media digitali assieme, e non come video e audio separati (digitali o meno). Oggi si dà per scontato che i media vadano coordinati come un’unica entità, ma all’epoca nelle aziende e nei gruppi per le standardizzazioni l’audio e i video appartenevano a dipartimenti separati, a volte distanti. Addirittura nell’ITU-T facevano capo a gruppi di studio diversi e nello IEC a sottocomitati diversi.

4. Il quarto merito fu il cambiamento che provocò nelle tecnologie di trasmissione dei media. Quando l’ITU-T sviluppò il multiplexer video-telefonico utilizzò tecnologie (Frame, Multiframe, Supermultiframe) che risalivano agli anni Sessanta, quando si studiavano i multiplexer per il parlato digitale. Mpeg -1 adottò un pacchetto moderno di multiplexer che in seguito avrebbe influenzato il Transport and Program Stream dell’Mpeg-2 e gettato le basi per risultati importanti come Dash e Cmaf.

5. Il quinto merito fu di essere il primo standard per media digitali che ebbe un impatto sul mercato di massa. Naturalmente il G.711 (parlato digitale) e il Red Book compact disc (audio digitale) dell’ITU-T ebbero un impatto enorme, ma si “limitavano” a digitalizzare i rispettivi segnali parlati e audio (grande passo avanti, sia chiaro). L’H.120 (lo standard che sancì il codec di COST 211) e l’H.261, sempre dell’ITU-T, applicavano una compressione (creando media digitali per come li intendo io), ma il primo aveva un numero totale di pezzi inferiore a 100, e dubito che il secondo ne avesse più di 1000. Furono venduti circa un milione di lettori CD Video che impiegavano l’Mpeg -1 Video e l’Mpeg-1 Audio Layer II (MP2).

6. Il sesto merito fu l’uso della tecnologia digitale non soltanto per migliorare una qualità già buona, ma per proporre un impiego innovativo dei media digitali. Il 2 novembre del 1992, quando l’Mpeg approvò l’Mpeg-1, c’era ancora chi si opponeva alla creazione di uno standard di codificazione complesso come l’Mpeg Audio Layer III, ovvero l’MP3. Perseguivano un loro programma, ma non avevano torto: mentre l’MP2 ebbe una corsia preferenziale per il DAB (Digital Audio Broadcasting), che comportò un cambiamento delle infrastrutture per la diffusione, l’MP3 emerse con molta più fatica. Fino allo sviluppo di un codec software che si propagò come un incendio, cambiando per sempre un’infrastruttura (la distribuzione delle registrazioni) e il rapporto delle persone con la musica.

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