L’industria musicale italiana tra innovazione tecnologica e creatività

L’industria musicale italiana tra innovazione tecnologica e creatività
(agf)
Un esempio riuscito di trasformazione digitale: nel nostro Paese i ricavi del settore sono cresciuti del 18% nella prima metà del 2022, grazie soprattutto allo streaming a pagamento
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Mentre la campagna elettorale in corso sembra poco interessata allo sviluppo digitale del Paese, alcuni settori industriali hanno fatto enormi balzi in avanti negli ultimi anni. Tra questi vi è sicuramente l’industria discografica, che ha di fatto raggiunto la piena trasformazione digitale e guida, su questo fronte, il settore dei contenuti creativi online. Gli ultimi dati di Deloitte sul primo semestre del 2022 confermano la costante crescita del mercato musicale in Italia (+18%) e in particolare del segmento streaming, sia in abbonamento sia nella modalità free sostenuta dalla pubblicità.

In generale i ricavi da streaming sono cresciuti di quasi il 21 % e in questo contesto i ricavi maggiori, oltre 76 milioni di euro, sono arrivati proprio dagli abbonamenti, cresciuti del 13%. Ottime performance sono state rilevate anche nel segmento free e nel video streaming, con ricavi cresciuti rispettivamente del 40% e del 33%.

Il settore, nel tempo, ha visto moltiplicarsi i ricavi degli utilizzi musicali su vari fronti: l’industria ha ormai messo a punto modelli di monetizzazione che generano fatturato da tutte i principali utilizzi online. Se da un lato sono le piattaforme in abbonamento a rappresentare una grossa fetta di consumi, da Spotify ad Apple Music, Amazon, Tim Music, Deezer, e così via, dall’altra, soprattutto durante la pandemia, sono cresciuti i ricavi da YouTube, Instagram, Facebook e TikTok.

Come ha rilevato di recente un’indagine conoscitiva dell’antitrust britannico, la Competition and Markets Authority, l’avvento dello streaming ha portato benefici ad ampio spettro. In particolare, gli ascoltatori hanno oggi accesso a un’ampia scelta di musica a un canone mensile fisso e questi costi sono diminuiti in termini reali a fronte di un enorme aumento dell’offerta di musica - si parla, infatti, di oltre sessanta milioni di brani accessibili ovunque e in ogni istante.

L’accesso a un’ampia gamma di musica, vecchia e nuova, ha confermato che le canzoni più vecchie possono ottenere anche una nuova prospettiva di vita e trovare un nuovo pubblico: la digitalizzazione ha reso più facile che mai per molti altri artisti registrare e condividere musica e trovare un pubblico.

Le barriere all’ingresso nella distribuzione di musica, che erano molto rilevanti nell’era del CD, sono di fatto scomparse, offrendo opportunità mai viste per artisti e fan. Anche in Italia molti più artisti hanno raggiunto vendite significative grazie al digitale; ad esempio, nel 2021 sono stati 479 gli album che hanno superato la soglia di 10 milioni di streaming: si tratta di 302 artisti in totale, una crescita significativa rispetto a dieci anni fa. Nel 2011 solo 134 album per 105 artisti avevano infatti superato l’equivalente soglia delle 10.000 copie vendute (fisico + download). Un elemento positivo anche per la sostenibilità economica del mercato. Sempre l’antitrust britannica ha confermato poi che le royalty pagate dalle case discografiche agli artisti sono cresciute tra il 2017 e il 2021, da poco più del 24% medio al 26%.

Tornando al mercato italiano si nota anche il particolare successo del repertorio locale. Nei primi sei mesi del 2022, sia la top ten degli album sia quella dei singoli è stata al 100% costituita da artisti italiani, soprattutto delle nuove generazioni. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un vero e proprio ricambio generazionale e l’età media di un artista in top ten è scesa del 35%.

Le imprese discografiche italiane hanno lavorato moltissimo sui nuovi talenti, già negli anni della crisi del settore, ma hanno addirittura aumentato gli investimenti durante i due anni più difficili della pandemia: questi investimenti non si sono solo soffermati sul mondo degli artisti ma hanno coinvolto anche il capitale umano delle aziende, oggi fortemente digitalizzato. Nuove figure professionali che lavorano sui dati digitali, sulle strategie dei social media e sui processi di monetizzazione e di rendicontazione dei ricavi da miliardi di utilizzi giornalieri di musica online da parte dei fan e che devono tramutarsi in remunerazioni e royalty per gli aventi diritto. I team delle aziende operano poi in partnership con gli artisti, fornendo costante supporto e assistenza in un settore in continua evoluzione e di fatto senza più frontiere. La maturazione del mercato musicale a livello globale sta anche offrendo enormi opportunità per l’espansione internazionale del repertorio italiano, come ha dimostrato proprio di recente il successo planetario di una band come i Måneskin.

 

* CEO, FIMI- Federazione industria musicale italiana