On demand e in versione originale: il cinema nell'era dello streaming

On demand e in versione originale: il cinema nell'era dello streaming
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Lo spazio condiviso della visione simultanea, il confine rarefatto tra esperienza sociale e individuale, il grande schermo come luogo ideale in cui la fruizione si trasforma in esperienza: il buio delle sale cinematografiche, illuminato da quello che Ettore Scola definiva lo “specchio dipinto”, si fa meno irrinunciabile anche per i cinefili più appassionati. Complice il mix di varianti Covid, il sorpasso dello streaming risuona nei dati diffusi da Cinetel, che registra per il 2021 un mercato fortemente condizionato dall’emergenza sanitaria, tra la chiusura forzata delle sale per 4 mesi (da inizio gennaio a fine aprile) e il nuovo aggravarsi durante le festività di fine anno. Un impatto notevole sui risultati del Box Office: in Italia lo scorso anno i cinema hanno registrato un incasso complessivo di circa 170 milioni di euro, per un numero di presenze pari a 25 milioni di biglietti venduti. Si tratta di un risultato leggermente inferiore a quello del 2020 (-7% incassi e -11% presenze), che aveva tuttavia beneficiato di uno dei migliori avvii di sempre in condizioni di mercato pre-pandemiche e di un decremento del 71% degli incassi e del 73% delle presenze rispetto alla media del triennio 2017-2018-2019.

Lo scenario che si profila adesso è quello di uscite nelle sale in pending (senza data) e non confermate, mentre secondo i dati dell’Osservatorio Servizi video Ott executive di Ernst & Young, sono oltre 13 milioni gli abbonamenti alle maggiori piattaforme di streaming disponibili in Italia, a partire da Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ (ma anche Dazn, Mediaset Infinity, Now, Eurosport Player, Timvision, Apple Tv+ e Discovery+). Numeri di rilievo, che spalancano l’orizzonte digitale anche sul fronte trasmissivo della settima arte a partire dal divano di casa.

Tuttavia, ‘Spider-man - No way home’, nelle sale italiane dal 15 dicembre 2021, ha superato i 22 milioni di euro di incassi, una cifra notevole che rispecchia l’esito nei botteghini mondiali (oltre 1 miliardo e mezzo di dollari). Un dato che rivela come nelle sale sia “tendenzialmente mancato il pubblico adulto e le famiglie”, come sostiene Mario Lorini, presidente degli esercenti Anec. “Mentre a resistere sono stati quei film che richiamano una platea particolare, i fan del fumetto o quelli del fenomeno ‘Me contro Te’”, continua, riferendosi a “Me contro Te - il mistero della scuola incantata”, il film italiano più visto dell’anno con 5 milioni di euro. Il mercato si sta dunque polarizzando parecchio, sono pochi i successi rilevanti nelle sale e paradossalmente il pubblico che le sta frequentando è in prevalenza un pubblico giovanile. Assodato il ruolo sempre più preponderante dello streaming, in un contesto in cui il cliente è sempre più un utente di piattaforme on line pronte a soddisfare qualsiasi necessità, come si può valutare l’abbandono delle sale? Momentaneo? Irreversibile? Progressivo?

“Le sale non andranno in pensione - sostiene Alberto Pasquale, Teaching Fellow in Movie Industry all'Università Bocconi e curatore del saggio “Netflix e oltre” - la gente ci tornerà, perché la visione in sala porta con sé un naturale richiamo della socialità. Recarsi al cinema adesso comporta la tensione del contagio, il disagio di indossare la mascherina, la necessità di esibire il green pass e la comodità dello streaming da casa, magari con degli impianti di buona qualità, è innegabile. Inoltre, l’abbonamento alla piattaforma equivale al prezzo di un biglietto del cinema, senza la necessità di cercare un parcheggio, con la possibilità di guardare a qualsiasi orario, riguardare, interrompere la visione a piacimento, soffermarsi su un singolo fotogramma, accedere a prime visioni e soprattutto in versione originale, senza doppiaggio. Ciò nonostante, così come a suo tempo la tv ridimensionò il teatro, senza farlo scomparire, lo streaming non comporterà la rinuncia assoluta del pubblico al grande schermo e alla sua immersività, né di quello più giovane, né di coloro che sono in cerca di un certo tipo di film da festival”.

Mentre c’è chi scommette che nelle sale perverranno per lo più blockbuster, sequel e film d’animazione, non si possono non rilevare degli effetti in relazione alle variazioni dei metodi di fruizione del cinema. “Se le serie tv erano fino a poco tempo fa un sottoprodotto - sottolinea Pasquale - ora i registi fanno a gara; mentre lo sceneggiatore acquisisce importanza, la figura del critico è ridimensionata a favore dei trend topic sui social; alcuni grandi film sono prodotti dalle grandi piattaforme, magari presentati proprio in sala per poi approdare in streaming; da un lato il brand delle imprese cinematografiche è diluito, dall’altro è la piattaforma stessa a suggerire il palinsesto all’utente, indicando i titoli secondo le preferenze”, da Scorsese a Cuarón, fino a “The Walking Dead”, che magari non ci sia aspetta su Disney+. Circa il solito mantra, ovvero che Netflix e le altre piattaforme non comunicano i loro dati? “La verità - conclude - è che conta molto di più l’indice di popolarità: l’obiettivo dello streaming non è la raccolta pubblicitaria, ma che gli abbonati non disdicano il servizio”.

 

 

 

 

 

 

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