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Asus Zenfone 9, la prova: come David in un mondo di Golia

Asus Zenfone 9, la prova: come David in un mondo di Golia
Il nuovo smartphone taiwanese sta in una fascia di prezzo e in una nicchia di mercato che stanno scomparendo. Ma ha ben poco da invidiare ai rivali di maggiori dimensioni
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Il nuovo Asus Zenfone 9 appartiene a una specie in via di estinzione, quella degli smartphone compatti. All’interno di questa nicchia, si è scelto un’altra nicchia, perché è uno smartphone compatto ma con caratteristiche tecniche da top di gamma. Non solo: si va a posizionare in una fascia di prezzo dove ormai non sta quasi più nessuno, stretta com’è fra telefoni da 500 euro che funzionano sempre meglio (qui due ottimi esempi) e quelli oltre quota 1000, per chi non vuole rinunciare a nulla.

Sì, perché il listino del nuovo Asus Zenfone 9 (in Italia è in vendita da fine luglio) parte da 799 euro, che è una cifra che farà sollevare più di un sopracciglio: non già perché le caratteristiche tecniche non li valgano, ma perché è un salto di 200 euro rispetto al prezzo di partenza dello Zenfone 8 dell’anno scorso. Vero che c’è la crisi economica, che la tecnologia ha fatto passi avanti e che ci sono 2 GB di RAM in più, ma un gradino alto 200 euro fra una generazione e l’altra di uno smartphone è comunque una cosa rara da vedere.

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Asus Zenfone 9, le caratteristiche tecniche

Per farsi in qualche modo perdonare, il produttore taiwanese ha messo sotto alla scocca il meglio che aveva a disposizione: processore Snapdragon 8 Plus Gen 1, 8 oppure 16 GB di RAM (come nella versione oggetto della prova), 128 oppure 256 GB di spazio di archiviazione, display Amoled da 5,9” con refresh sino a 120 Hz, fotocamere posteriori da 50 e da 12 MP (la principale con una rarissima stabilizzazione a 6 assi), audio stereo e batteria da 4300 mAh con ricarica rapida a 30W. C’è pure l’alimentatore in confezione, e addirittura il jack per le cuffie.

Il sensore di impronte digitali è sul lato destro: è preciso e rapido nello sblocco, però continuiamo a pensare che quella sia una posizione in cui gli sblocchi (o comunque i tocchi) accidentali siano troppo frequenti. Meglio averlo sotto lo schermo.

L'Asus Zenfone 9 (a sinistra) è leggermente più piccolo del Google Pixel 6A
L'Asus Zenfone 9 (a sinistra) è leggermente più piccolo del Google Pixel 6A 

Lo Zenfone 9 nell’uso di tutti i giorni

Il telefono è leggero (173 grammi, rilevati in fase di test) e compatto al punto giusto: è piccolo ma senza essere troppo piccolo. Per capire, è utile un esempio: il display è leggermente più piccolo di quello del Pixel 6A, ma non abbiamo mai faticato a leggere qualcosa, a sfogliare un documento online o navigare su Internet. Cosa che invece con lo smartphone di Google ci è qualche volta successa. Qui il merito va probabilmente alla migliore qualità dello schermo: meglio definito, più luminoso e con una frequenza di aggiornamento che è doppia.

Come già il precedente 8, e forse ancora di più, questo Zenfone 9 scatta foto buone o molto buone e lo fa con un’ottima costanza e continuità: difficile tirare fuori un’immagine venuta male, a meno di non esagerare con l’HDR o con inquadrature ardite, come (per esempio) controluce. Interessante la stabilizzazione OIS, simile a quella di un gimbal: ha quasi esclusivamente effetti sui video, dove infatti funziona molto bene, ma è comunque una soluzione tecnica rara da vedere e degna di nota.

Adeguata la batteria, forse la più grande che Asus poteva mettere dentro uno smartphone così piccolo: con un uso moderato si arriva senza problemi oltre la giornata di stand-by e l’alimentatore, per quanto non sia una scheggia, rimette tutto a posto nel giro di poche decine di minuti. Il sistema operativo, basato su Android 12, un po’ ci è piaciuto e un po’ no: bella la possibilità di scorrere la tendina delle notifiche dal sensore di impronte, gradevoli alcune personalizzazioni (come il doppio tocco sulla scocca posteriore per attivare specifiche funzioni), ma di alcune app che abbiamo trovato preinstallate avremmo onestamente fatto a meno.

Un dettaglio del sensore di impronte, più lungo per poter essere usato anche come controller della tendina delle notifiche
Un dettaglio del sensore di impronte, più lungo per poter essere usato anche come controller della tendina delle notifiche 

Quello strano problema con l’audio

Non è una cosa grave, mentre decisamente più preoccupante è che con questo telefono abbiamo fatto davvero (ma davvero, davvero) fatica a telefonare. Che sembra un po’ assurdo ma è così: più fatica che con gli Xiaomi di un paio d’anni fa e il loro capriccioso sensore di prossimità. Non cadeva la linea, ma più o meno nell’80% dei casi, il nostro interlocutore continuava a ripetere che “ti sento metallico”, a domandarsi se “ci sei ancora?”, a riagganciare e provare a richiamare. Faticoso e fastidioso, con ripercussioni anche sui vocali di WhatsApp, che in invio uscivano sempre a volume molto, molto basso.

È possibile che si tratti di un problema solo del nostro esemplare, anche se durante la prova è arrivato un aggiornamento software che sembra averlo parzialmente risolto, ma ci sembrava comunque corretto segnalarlo.

Che cosa ci è piaciuto

  • compatto

  • schermo di qualità

  • dotazione tecnica

Che cosa non ci è piaciuto

  • qualità audio altalenante

  • prezzo (molto) aumentato rispetto al 2021