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Lo startup studio che crea aziende ispirandosi ai samurai. Il modello Mamazen

Lo startup studio che crea aziende ispirandosi ai samurai. Il modello Mamazen
Tre startup create in tre anni. Come funziona il venture startup business torinese e come indirizza le aziende verso l'exit
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Appena qualche giorno fa Orangogo, startup che ha sviluppato un motore di ricerca dedicato alle attività sportive, ha chiuso un round da 1,5 milioni. Orangogo, insieme a Morsy e a Inpoi, sono le tre aziende innovative create da Mamazen, startup studio (una fabbrica di startup) basato a Torino e operativo dal 2018.

Fondato da Alessandro Mina e Alessandro Farhad Mohammadi, rispettivamente 40 anni e 45 anni. Mamazen è un venture startup builder che si è posto come obiettivo la creazione di 15 startup attive sul mercato in 5 anni.

Ad aprile lH1, la holding di partecipazioni della società, ha annunciato il primo closing da 1 milione e 650mila euro, che si sono aggiunte ai 750 mila euro raccolti in precedenza dalla società, per un totale di 2,4 milioni di euro che verranno investiti nelle startup di Mamazen. Con questa operazione è entrata ufficialmente a far parte del gruppo anche il Fondo di investimento colombiano Asiri, intervenuto per la prima volta nel mercato Europeo scommettendo sull’Italia e sul modello dello Startup Studio creato da Mamazen. 

Il modello samurai. Perché

Dunque il modello. “Uno startup studio - ha spiegato  Alessandro Farhad Mohammadi - è soprattutto un metodo che permette di industrializzare il processo di creazione di startup e di mitigare e misurare il rischio. Mamazen è un venture startup builder, che costruisce startup in una logica di fare l’exit”. Poi il Giappone e l’amore dei founder per il paese del Sol Levante.

“Mamazen - ha rivelato Alessandro Mina - è un termine eufonico. Dentro c’è anche la nostra volontà di essere una mamma per le startup, con il termine “zen” volevamo rimandare a un senso di ordine e di pulizia”. Il processo di creazione di una startup è questo: le idee vengono validate internamente dal gruppo di lavoro con studi di mercato, poi quando l’idea è passata attraverso questa fase, e solo in quel momento, la compagnia va alla ricerca delle figure chiave per comporre la squadra. Mamazen ha declinato questo processo dandogli anche un nome, “samurai”.

Farhad Mohammad ha spiegato in particolare: “Fare startup è qualcosa di complesso e comporta sacrificio”. Poi c’è anche un certo approccio al lavoro in team. “Devi avere una squadra efficiente e multidisciplinare, con esperienze forti ognuno nel proprio campo”.

Si legge sul sito ed è un po’ anche la sintesi del concetto: “Il samurai avanza ogni giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. La crescita non finisce mai. Mamazen è un unico samurai di cui noi siamo i piedi e gli occhi, le mani e la katana.

Questo samurai cammina verso un obiettivo: crescere giorno dopo giorno migliorando il mondo che attraversa”. Vuol dire avere un team composto da persone differenti con caratteristiche, abilità, settori d’impiego e punti di vista variegati che però vogliono la stessa cosa e combattono per ottenerla. “La vera vittoria - si legge ancora - è quella che porta tutti al traguardo”.

Già ma le startup? Tutto questo si traduce in una percentuale: 40%, ovvero la percentuale di successo delle startup create in uno startup studio, a fronte di un 5% dei quelle tradizionali. Insomma, uno startup studio ha un tasso di fallimento più basso. “Tre volte inferiore alla media” ha sottolineato Farhad Mohammad.

Startup Studio, I numeri

A oggi esistono circa 600 startup studio in tutto il mondo. Secondo i report realizzati da Gssn nel 2020 e Studiohub nel 2021, le due principali community internazionali di startup studio, il tasso di successo delle startup prodotte da un venture builder, altro nome con cui vengono indicati gli studio, si muove in un range tra il 35% ed il  70%, mentre le startup tradizionali secondo Forbes falliscono nel 90% dei casi.

Se negli altri paesi lo startup studio è una struttura consolidata, in Italia così non è: Mamazen è riuscita nella sfida di importare un modello incentrato sulla scalabilità veloce di un numero selezionato di progetti ad alto impatto strategico che permette la creazione da zero di un portafoglio di startup di qualità e a basso rischio.

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