Il progetto

Project Galileo, il videogioco italiano dal respiro e dalle ambizioni internazionali

Project Galileo, il videogioco italiano dal respiro e dalle ambizioni internazionali
Abbiamo visto una versione preliminare del nuovo titolo di Jyamma Games: è ancora agli albori, ma molto promettente
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Serve davvero molto coraggio a mostrare alla stampa una versione First Playable di un videogioco in fase di sviluppo, che è un po' come chiedere di immaginarsi il Burj Khalifa dopo averne visto però solo un paio di piani ancora in costruzione: fondamenta solidissime, ok, però poi manca tutto il resto.

È per questo che gli sviluppatori preferiscono mostrare solo fasi avanzate, solitamente chiamate Alpha (o Pre-Alpha) o Beta. Quest'ultima fa riferimento a uno stadio già più accettabile in termini di prestazioni, tant'è che sempre più spesso gli studi decidono di distribuirle per mostrare in anteprima agli appassionati un nuovo progetto, e con la scusa approfittarne per risolvere problemi che richiederebbero decine e decine di dipendenti dedicati al controllo qualità.

Quello della First Playable è uno stadio ancor più primordiale: come si intuisce dal nome, è giocabile, la prima forma che permette di farlo. Ma molte idee sono ancora embrionali: sulla carta, o meglio, sui pixel, funzionano, ma poi si vedrà se e quanto la visione iniziale verrà rispettata. Perché sviluppare videogiochi è sempre più difficile, e più la tecnologia migliora, più salgono le aspettative dei videogiocatori, e inevitabilmente si complica la vita di chi quei videogiochi li deve progettare, mettere in cantiere e realizzare.

Non solo forma, ma anche sostanza

Ecco perché è una versione dimostrativa che solitamente viene mostrata ai publisher per convincerli a investire su un progetto, praticamente mai alla stampa, perché molte cose possono cambiare e molte nemmeno funzionano. Ma Jyamma Games, studio di sviluppo milanese nato nel 2019 (su Italian.Tech avevamo già raccontato la loro storia), voleva, appunto non senza un bel po' di coraggio, dimostrare di non essere solo forma, ma di avere anche una certa sostanza.

Di Project Galileo, nome ancora provvisorio e in codice, si è iniziato a parlare l'anno scorso, grazie a un trailer d'impatto con la voce di Luca Ward, e l'annuncio del coinvolgimento di Michele Sabaku no Maiku Poggi, celebre content creator specializzato nelle produzioni soulslike, un'etichetta nata per definire le opere di FromSoftware (incluso l'acclamato Elden Ring, che abbiamo recensito il mese scorso). Nomi illustri per un progetto di cui si sapeva davvero poco, fino a oggi.

Sapevamo che come coordinate ludiche avremmo dovuto aspettarci qualcosa di simile ai vari Dark Souls e Bloodborne, mentre in termini stilistici, più di un punto di contatto con l'Italia, già evidente nel nome. Abbiamo avuto la possibilità di visionare proprio la versione First Playable negli uffici milanesi del team, e pur non potendo entrare troppo nel dettaglio su quanto visto, proprio per la natura ancora embrionale e volubile della demo, possiamo tranquillamente affermare di essere rimasti sorpresi, in positivo, di ciò che sarà, o che vuole essere, Project Galileo.

Le prime impressioni su Project Galileo

A colpire sin da subito è l'impatto grafico offerto dall'Unreal Engine 4, già di per sé una dichiarazione d'intenti: significa voler puntare a computer di fascia più alta e a console di ultima generazione, ma anche dimostrare di saperci mettere le mani. Ancor più sorprendente se si riflette sul catalogo dello studio, che sin dal 2019 ha sviluppato ben 4 titoli, ma tutti per smartphone, con architetture ben diverse dal potente motore di gioco in questione. Sorprende di meno però se si confrontano i 10 membri iniziali con gli attuali 50, ma soprattutto, con il pedigree degli stessi: lo sottolinea (non senza una punta di orgoglio) il Ceo e fondatore Giacomo Greco, felice di aver ampliato l'organico e di aver accolto talenti provenienti da grandi studi internazionali. A presentarci la demo, per esempio, è stato il creative & art director Francesco Abbonizio, che ha lavorato con gli italianissimi Ovosonico, ma anche con CD Projekt Red, lo studio polacco dei celebri The Witcher e Cyberpunk 2077, e con Ubisoft, il publisher di proprietà intellettuali come Assassin's Creed, Far Cry e Rainbow Six. E non è l'unico membro di Jyamma a poter vantare collaborazioni su progetti ad alto budget, né l'unico a tornare in Italia dopo esperienze all'estero: un modo per riportare qui i cosiddetti cervelli in fuga attraverso il videogioco, insomma.

Lo stesso Abbonizio non nasconde che per quanto importanti e formative, esperienze con studi così grandi e ambiziosi richiedono anche una dedizione e un investimento in termini personali non indifferenti. L'approccio sì coraggioso, ma più contenuto di Jyamma rappresenta quindi un buon compromesso: un progetto ambizioso ma ragionato, in cui la consapevolezza dei propri limiti diventa un punto di forza. Tanto da avere permesso allo studio, dopo più di un anno di ricerche e pre-produzione, di sviluppare una versione giocabile della sua creatura in circa 5 mesi, un periodo abbastanza breve per un progetto AA come si auto-definisce Project Galileo.

I punti di forza e le fonti di ispirazione

La struttura del mondo, per esempio, non sarà aperta come nel già citato Elden Ring: le ambientazioni avranno un respiro ampio, ma i livelli punteranno maggiormente a una struttura labirintica, fatta di ascensori e scorciatoie. Il che si traduce in un consumo di risorse meno esoso, e in un numero minore di variabili e rischi, che permette al team di focalizzarsi invece sull'atmosfera generale e sulla grande cura riposta nei dettagli.

Il vero punto di forza di Project Galileo, infatti, più del gameplay che richiama i Souls con il suo mix di azione e gioco di ruolo, sta tutto nel mondo di gioco e nella caratterizzazione data a luoghi e nemici. Invece di riproporre la classica avventura fantasy cupa e opprimente, qui ci sono spiagge assolate, borghi medievali sperduti su montagne del centro Italia, e fortissimi richiami alla cultura e al folklore del Bel Paese, anche in aspetti come l'accompagnamento sonoro.

La sudditanza e il tributo verso veri e propri capisaldi del videogioco si vede ed è impossibile negarlo. Ma è il team stesso a non nasconderlo e anzi, non nega di ispirarsi proprio ai vari Bloodborne e Dark Souls, ma soprattutto a da The Witcher (in particolare al terzo capitolo), una saga nata dalla penna dell'autore polacco Andrej Sapkowski e divenuta prima una serie di videogiochi vendutissima, ora anche una serie tv prodotta da Netflix e giunta alla seconda stagione.

Project Galileo sarà un primo tassello, un primo, piccolo passo verso un universo narrativo che pesca a piene mani dalla storia e dalla cultura dell'Italia, e che punta a farle conoscere senza ricorrere ai soliti cliché cui siamo abituati.