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Google ha trovato un modo per dare nuova vita a vecchi computer pc e Mac

Google ha trovato un modo per dare nuova vita a vecchi computer pc e Mac
Pensato per le imprese e per le scuole, il sistema operativo Chrome OS Flex può essere utilizzato da chiunque, anche su macchine che hanno molti anni alle spalle. Ecco come funziona
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È disponibile Chrome OS Flex, un sistema operativo con cui Google intende rispolverare pc e Mac vetusti. Sviluppato pensando ad aziende e istituti scolastici, può essere utilizzato da qualsiasi utente perché pienamente compatibile con gli strumenti offerti dai servizi cloud di Google, inclusa ovviamente la suite Google.

Vanno prima di tutto precisate tre cose: Chrome OS Flex consente di trasformare pressoché qualsiasi vecchio pc o Mac in un Chrome OS e questa rivoluzione non è intesa a sbaragliare il mercato delle distribuzioni Linux, almeno in parte destinate a rivitalizzare pc obsoleti, perché lo stesso Chrome OS è costruito su kernel Linux e sviluppato su Gentoo, distribuzione che fa della velocità il suo punto di forza. La seconda precisazione serve a sgombrare il campo da dubbi: è vero che Chrome OS può da sempre essere istallato su pc o Mac mediante CloudReady, software messo a disposizione da neverware, azienda in cui Alphabet crede da sempre e che, dopo avere finanziato nel 2017, ha definitivamente rilevato alla fine del 2020. Chrome OS Flex include il supporto fornito da CloudReady e, di fatto, questo spiega sia i motivi dell’acquisizione sia la maggiore malleabilità del sistema operativo di Big G.

La terza precisazione riguarda l’hardware: Chrome OS Flex dà nuovo smalto a quello vecchio ma con dei limiti. I prerequisiti minimi escludono gran parte dei pc antecedenti al 2010, soprattutto per quanto riguarda processori e schede grafiche. I 4 Gb di Ram richiesti per un’esperienza ottimale e i 16 Gb di spazio disco sono invece caratteristiche che si trovano facilmente a bordo di macchine con qualche anno in più sulle spalle. Benché condivida la tecnologia alla base di Chrome OS e l’interfaccia grafica ne richiami in tutto e per tutto le sembianze, Chrome OS Flex presenta delle differenze quando installato.

La prova

La nostra prova dà ragione a Google. L’obiettivo di rivitalizzare hardware datato è raggiunto con disinvoltura e questo permette alle organizzazioni e ai singoli di dare nuova vita a pc e Mac prossimi alla fine dei propri giorni ma con dei distinguo: se la velocità non è da mettere in discussione è vero che, a differenza del predecessore, Chrome OS Flex non contempla la compatibilità con le app per Android e non supporta lo store digitale Google Play.

Allo stesso modo non siamo riusciti a fare in modo che venissero rilevati lettori cd, porte FireWire e lettori di impronte digitali. Elementi marginali che non inficiano in alcun modo sull’uso del sistema operativo, pensato peraltro per lavorare connesso alla rete. Nessun problema con porte Usb 3.0. Funziona su architetture Intel o Amd a 64 bit (Arm è quindi esclusa). Qui un elenco provvisorio delle macchine su cui è pienamente supportato. La virtualizzazione mediante Parallels Desktop non è possibile, mentre neverware mette a disposizione un’immagine per la virtualizzazione del sistema operativo con VMware.

Prelevare Chrome OS Flex

Benché già prelevabile, va evidenziato che si tratta di una versione Dev Channel, quindi con qualche bug e instabile, e andrebbe provata soltanto su dispositivi sacrificabili allo scopo. Tuttavia, può essere anche provato in modalità “live”, quindi lanciato direttamente da chiavetta Usb senza istallarlo fisicamente sulla macchina. Va anche considerato che Chrome OS Flex può essere installato su macchine prive di Trusted Platform Module (Tpm), deputato alla sicurezza dell’hardware mediante chiavi crittografiche.