La ricorrenza

LinkedIn festeggia 10 anni in Italia: “Aiutamo lavoratori e imprese a crescere”

LinkedIn festeggia 10 anni in Italia: “Aiutamo lavoratori e imprese a crescere”
Con 16 milioni di iscritti, il social network dedicato ai professionisti è una presenza radicata nel nostro Paese. E sta anche contribuendo a trasformare la Pubblica Amministrazione
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Era il 2011 quando LinkedIn aprì a Milano il primo ufficio in Italia. Altri tempi: la piattaforma dedicata ai professionisti poteva contare su circa 100 milioni di iscritti nel mondo (soltanto due nel nostro Paese) e veniva usata quasi esclusivamente come un archivio dinamico di curriculum vitae. Da allora le cose sono molto cambiate: oggi il servizio professionale fondato da Reid Hoffman nel 2002 può contare, in Italia, su 16 milioni di utilizzatori, mentre globalmente ha raggiunto quota 800 milioni.

Non solo: negli anni LinkedIn si è trasformato in un vero e proprio social network, che non si limita più a mettere in collegamento i professionisti tra loro e con le aziende, ma è diventato uno strumento di comunicazione, scambio e condivisione di tutto ciò che è legato al mondo del lavoro. A contribuire a questa trasformazione anche in Italia sono state soprattutto le Top Voices (i creator ufficialmente riconosciuti dalla piattaforma) e gli influencer, tra cui vengono annoverati anche Francesca Bardelli Nonino (Nonino Distillatori), l’ex campione di pallavolo Giacomo Sintini (Randstad Sport) o Fabio Moioli di Microsoft.

Oltre a loro, hanno festeggiato il decennale di LinkedIn Italia al Pirellone di Milano, in presenza o in streaming, anche utenti noti e appassionati come l’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, l’Ad di Mulan Group, Giada Zhang, il fondatore di Technogym, Nerio Alessandri, il rettore della Bocconi, Gianmario Verona, l’Ad di Kiko, Cristina Scocchia, e altri ancora.

Com’è cambiato LinkedIn in Italia
“La vita di tante persone e di tante aziende è cambiata anche grazie all’apertura dei nostri uffici in Italia - ci ha raccontato Marcello Albergoni, che nel 2011 è stato il primo impiegato di LinkedIn e oggi ne è country manager - Non abbiamo aperto una sede solo per avere un punto di rappresentanza, ma l’abbiamo sfruttata per trasformare il modo in cui le aziende fanno ricerca e selezione di professionisti o si espandono in tutto il mondo. È qualcosa di cui sono molto orgoglioso”.

Uno dei risultati più importanti ottenuti da LinkedIn Italia è probabilmente la collaborazione con il ministero della Pubblica amministrazione per lo sviluppo della piattaforma inPA, il portale di reclutamento dedicata proprio alla PA (già online, ma in fase di completamento), che ricalca molte delle funzioni di LinkedIn. Nelle ambizioni del ministro Brunetta, inPA permetterà di individuare rapidamente e in maniera efficace il personale necessario alla realizzazione dei progetti del Pnrr.

“È stato esplicitamente il modello cui ci siamo ispirati. Quando entri in contatto con qualcosa che funziona, com’è il caso di LinkedIn, la cosa più intelligente da fare è portarlo a bordo, replicandone il meccanismo anche per la Pubblica Amministrazione”, ha spiegato in collegamento streaming proprio Brunetta, che per l’occasione ha aperto un profilo su LinkedIn (che per i momento può però contare soltanto su 64 follower).

Gli influencer e il rischio workaholic
La presenza di imprenditori italiani di primissimo livello e adesso anche di figure istituzionali, è sicuramente un segnale di maturità per un social network che, a volte, è stato criticato per essere il luogo dei fanatici del lavoro: dei cosiddetti workaholic, che attraverso i post promuovono un modello tossico di dedizione professionale (ci sono anche account Twitter che ne fanno una parodia): “In un network di professionisti e lavoratori può capitare che ci sia qualche eccesso - ha ammesso Albergoni - Però finché si rimane nei confini dell’educazione è anche possibile che questi contenuti possano essere interessanti per chi li legge, che può così farsi un’opinione differente o contribuire alla discussione”.

Da questo punto di vista, sono anche gli influencer di LinkedIn che hanno ufficiosamente il compito di indirizzare le conversazioni e il tipo di tono adatto a questo social network, pubblicando contenuti di qualità e che fanno discutere. Oggi, il ruolo di Top Voices e influencer all’interno della piattaforma è diventato sempre più importante. E per quanto riguarda il futuro? “Vogliamo diventare ancora più inclusivi e aperti, con un numero sempre maggiore di contenuti in italiano, di articoli di giornalisti bravi che raggruppiamo nelle news e organizzando più corsi di formazione con i partner - è la conclusione di Albergoni - È così che puntiamo a offrire agli iscritti la possibilità di conquistare nuove competenze e di trovare nuove occasioni”.