Almanacco dell'Innovazione - 15 ottobre 1983

La notizia della morte dei videogiochi è largamente esagerata

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Il 15 ottobre 1983, il prestigioso settimanale Tuttolibri della Stampa esce con un articolo, di Giampaolo Dossena, intitolato “Sono già in crisi anche i videogiochi?”. A distanza di anni, il punto di domanda va apprezzato.

Il giornalista si riferiva a un articolo, quello sì un po’ catastrofista, del settimanale Time intitolato Video Games Go Crunch!. Rileggerlo è interessante perché racconta bene i cicli dell’innovazione, la troppa facilità con cui sui giornali diamo per morto un fenomeno (quando leggete un titolo che inizia con “Addio...”, dubitate sempre, se non è morto qualcuno). Ma racconta anche l’anno in cui la bolla dei videogame esplose, lasciando sul campo fallimenti e licenziamenti, ma per poi ripartire più forte di prima su basi completamente nuove. Insomma il Time dell’ottobre 1983 racconta che, mentre sta per partire la stagione natalizia, l’industria dei videogame, che fino al quel momento era cresciuta parecchio, era al palo per “competizione eccessiva”, per “un eccesso di giochi” e “una corsa al ribasso dei prezzi” con relativo “crollo dei profitti” e un cambio di gusti fra i giovani consumatori. “Per decine di aziende il nome del gioco adesso è solo uno: sopravvivenza!”, diceva il settimanale. Alcuni esempi del caos del 1983: Atari aveva perso 356 milioni di dollari, licenziato 3mila dipendenti e spostato la produzione in Asia; alla Mattel contavano perdite per 201 milioni di dollari licenziando oltre un terzo dei 1800 dipendenti; Activision, nonostante il successo di Enduro e Robot Tank, perdeva 5 milioni di dollari; e Bally, che costruiva la macchine per i giochi arcade, aveva visto i profitti crollare dell’85%.

Che era successo, esattamente? Un passaggio dell’articolo lo prova a spiegare: “Mentre continuavano a tenere eccitati i propri clienti, i produttori di videogame sono stati spiazzati dal boom dei personal computer, che possono essere usati anche per giocare”. Nel 1982 era uscito il Commodore 64, per dirne uno, “e tutte le macchine con cui potevi fare solo i videogame sembrarono meno interessanti”. Ma c’era in vista una nuova generazione di videogame in arrivo, con nuovi protagonisti (come Nintendo); e presto quel Natale del 1983 verrà ricordato come un incubo. Il giornalista della Stampa correttamente concludeva così: “Probabilmente il futuro non è dei videogiochi da sala o domestici, da applicare al televisore casalingo, bensì dei videogiochi da applicare al personal computer o da inventarsi col personal computer. Andranno all'inceneritore miliardi di cartucce, andranno ai rottami milioni di console (e anche certi personal computer sono dei bidoni, non diversamente da certe macchinette per il gelato)... Ma da qui al naufragio e morte dei videogiochi ce ne passa”.