Boom: “Trasformiamo foto in dati per migliorare le conversioni”

Nata nel 2018, la startup offre ad aziende medio-grandi una piattaforma per acquisire servizi fotografici consegnati in 24 ore e suggerisce taglio, colori e altri aspetti per migliorare le conversioni negli e-commerce.
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Ci sono un filosofo, un ingegnere e un economista con la passione per le foto e un’ambizione smodata: costruire un’azienda globale in grado di predire la tipologia di foto in grado di convertire al meglio all’interno di un sito di e-commerce. Non è una barzelletta: è proprio quello a cui stanno lavorando Federico Mattia Dolci, Jacopo Benedetti e Giacomo Grattirola dal 2018. O meglio, da quando è scoppiata la pandemia: “Con l’esplosione dell’e-commerce, ci si è resi conto in tutto il mondo che una foto non è più un semplice scatto, ma un dato che va gestito e organizzato perché consente all’azienda di ottenere un aumento delle vendite” racconta il CEO (amministratore delegato) Dolci. 

Da sinistra Giacomo Grattirola - Chairman, Jacopo Benedetti - Chief Project Officer, Federico Mattia Dolci - CEO 

Un anno fa, Boom Imagestudio ha raccolto 6 milioni di euro attraverso un round di serie A guidato da United Ventures e partecipato da Wellness Holding di Nerio Alessandri (fondatore di Technogym), oltre ai precedenti investitori Viris e Anya Capital. Sono entrati nel bord Andrea Guerra, ex ad del Gruppo Luxottica e già presidente di Eataly, e Paolo Gesess, co-fondatore di United. Dealroom ne stimava il valore intorno ai 21 milioni di euro. Oggi è probabile che sia già raddoppiato. 

La startup, fondata per gestire al meglio l’organizzazione dei servizi fotografici di tre freelance, un anno fa era già divenuta un marketplace per aziende che necessitano di immagini di qualità in tempi rapidi. Boom consente ad aziende di medie e grandi dimensioni di acquisire servizi fotografici in 24 ore in 80 paesi del mondo attraverso un sistema di automazioni a cui sono affiancati algoritmi di intelligenza artificiale che processano ogni giorno migliaia di foto per ottimizzare dimensioni, contenuto visivo, rimuovere background e insomma tutti quei ritocchi necessari. Si tratta di un mercato in forte crescita: i concorrenti più quotati sono le francesi Meero e Ocus e l’americana Snappr. Il team di Boom però ha una marcia in più. Si è infatti già reso conto di un cambiamento epocale in corso: la foto è divenuta dato. “L’intelligenza artificiale per l’editing è divenuta una commodity” spiega Dolci. La startup ha così iniziato la propria trasformazione in tech company.

“La cosa più importante che ho imparato in questi tre anni – racconta Dolci – è che l’azienda è le persone che la fanno. In Boom abbiamo una leadership orizzontale”. Boom ha sviluppato una tecnologia in grado di predire quale sarà la foto (e ora anche il video) che convertirà meglio quando affiancata a un prodotto come una scarpa, un’auto o una pizza. I clienti, fra cui brand come Deliveroo e Campari Group, hanno inoltre a propria disposizione un gestionale in grado di organizzare tutti i prodotti acquisiti. 

Oggi boom è un’azienda globale, in cui lavorano 85 persone di 15 nazionalità diverse in 10 paesi. Un unico ufficio, in porta Romana a Milano, dove incontrarsi per meeting e ritiri. “Dopo aver cambiato sei uffici in due anni, abbiamo deciso di passare al full remote – racconta Dolci – Lo scorso anno, in piena pandemia, siamo passati da 20 a 60 persone e la cosa più complicata è stata passare dal dover comunicare ogni giorno dove si sarebbe lavorato a un orario totalmente flessibile, che include il diritto alla disconnessione”. La battaglia che sta giocando ora Boom è non spostarsi dall’Italia. 

L’anno prossimo sarà necessario un nuovo round per sostenere lo sviluppo tecnologico e la crescita in termini di aziende servite. Concentrandosi sulle medie e grandi aziende: “Ho imparato a mie spese che quando fai startup devi rimanere focalizzato e imparare a dire di no – confessa Dolci – Prima di concentrarci su questo segmento, per crescere abbiamo provato ad allargare la base clienti puntando a servire aziende più piccole, ma non ha funzionato. Ci siamo così resi conto che credere in un nuovo segmento come soluzione di un problema non può essere la soluzione al problema”. La cosa difficile ora può sembrare non lasciare l’Italia per spostarsi negli Usa, ma Dolci è convinto che non ce ne sia bisogno: “Stare in italia è stata un’occasione e una scelta. Il Covid ha cambiato le carte in tavola e il remote working ha aperto strade prima impensabili. Milano oggi vale Londra o New York, e i fondi americani ed europei con cui stiamo parlando riconoscono che non essere basati in Italia non è più un ostacolo”.


 

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