Almanacco dell'innovazione: 8 ottobre 2010

Il Nobel della Pace al cinese che disse che Internet è un dono di Dio (prima del papa)

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L'otto ottobre 2010 il premio Nobel della Pace venne assegnato a Liu Xiaobo. Era l’anno della candidatura di Internet, ovvero di Vint Cerf, Bob Kahn e Tim Berners Lee, e ad un certo punto sembravano favoriti, ma il comitato di Oslo fece la scelta migliore. 

Liu Xiaobo era uno scrittore, un professore, un attivista dei diritti civili che, dopo i moti di Piazza Tiananmen, venne perseguitato dal regime cinese fino alla morte. Quando ci fu l’annuncio da Oslo era in carcere; e lì rimase anche il 10 dicembre dello stesso anno quando il Nobel fu simbolicamente consegnato ad una sedia vuota. Quel giorno l’attrice Liv Ullmann lesse una sua dichiarazione, struggente, che risaliva ad un anno prima. Io non ho nemici, era il titolo. Ma se ne parliamo qui, in un Almanacco dell’innovazione, non è solo perché Liu Xiaobo è stato un gigante dei diritti umani (è morto nel 2017).

Ma per una scoperta che feci per caso, la mattina del 8 ottobre 2010, quando cercavo di capire chi fosse l’attivista cinese che aveva battuto Internet nella corsa al Nobel per la Pace. Quella mattina trovai un suo scritto, uno degli ultimi. Risaliva al 28 aprile 2009, quando era stato pubblicato su The Times Online. In quel testo c’era una espressione che mi folgorò: Internet è un dono di Dio alla Cina. Internet un dono di Dio. Nessuno l’aveva mai detto prima. E qualche anno più tardi, il 23 gennaio 2014, fu papa Francesco a riutilizzarla: era la Giornata Mondiale delle Comunicazione e il pontefice disse chiaramente che Internet non era una rete di fili ma di persone e concluse: “Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio”. 

Sono passati altri anni e questa idea del dono di Dio sembra sconfessata da tutto il dibattito negativo che c’è in occidente sugli usi sbagliati della rete; e in Cina, dal fatto che Internet è diventato uno strumento di sorveglianza e oppressione di massa. Ma vale la pena di rileggere cosa scrisse Liu Xiaobo nel 2009 quando usò quella espressione così potente.

“Nell’ottobre 1999 sono tornato a casa dopo tre anni di carcere. C’era un computer ad attendermi e gli amici mi spingevano ad usarlo. All’inizio non riuscivo ad abbandonare la mia stilografica, Poi ci ho preso confidenza e oggi non posso farne a meno. La mia gratitudine nei confronti di Internet è immensa: lo dico da persona che scrive per mestiere e da cittadino che ha partecipato al movimento del 1989 per la democrazia. Internert ha reso più facile ottenere informazioni, entrare in contatto con il mondo e inviare articoli all’estero. E’ un canale che i dittatori cinesi non possono censurare completamente, permette alle persone di comunicare e offre una piattaforma per l’organizzazione spontanea. L’accessibilità, la facilità d’uso e la libertà di Internet hanno spinto l’opinione pubblica a diventare molto vivace negli ultimi anni. Il governo può controllare la stampa e la televisione ma non può controllare Internet. Gli scandali censurati dai media tradizionali arrivano a conoscenza dei cittadini grazie a Internet. E il governo è costretto per la prima volta a fornire spiegazioni, i funzionari a scusarsi pubblicamente. Internet ha la straordinaria capacità di creare star. Può far diventare famosi attori e cantanti, ma anche gli eroi che si battono perché la verità si affermi. I cristiani cinesi dicono che, anche se i loro connazionali non hanno uno spiccato senso religioso, Dio non li abbandonerà mentre soffrono. Internet è il dono di Dio alla Cina. E’ lo strumento migliore per consentire al popolo cinese di sconfiggere la schiavitù e lottare per la libertà”.

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