Almanacco dell'Innovazione - 7 ottobre 2008

Parte Spotify, una storia così bella che Netflix ci sta facendo una serie tv

Daniel Ek 
2 minuti di lettura

Il 7 ottobre 2008 nasce Spotify. La storia di come da allora in poi abbia cambiato il mondo della musica (e il nostro modo di ascoltarla), battendo sul campo giganti come Apple e Google, è bella come una serie tv (l’hanno fatta: uscirà su Netflix nel 2022 e per ora si chiama “Untitled Spotify Drama”, tratta dal libro Spotify Untold).

Ma quello che è accaduto dal 2008 in poi lo abbiamo visto e vissuto: prima che c’era stato? Prima c’era Daniel Ek, nato in un sobborgo di Stoccolma in Svezia. Cresce con la madre e il compagno, appassionato di computer. Forse per questo fin da piccolo impara a programmare; a 13 anni sviluppa e vende siti, pare che guadagnasse 5mila dollari a sito; e visto che aveva uno spirito imprenditoriale, pare che abbia messo sotto a programmare anche alcuni suoi compagni, arrivando a guadagnare 50mila dollari al mese. A 16 anni scopre Google, il motore di ricerca che era nato l’anno prima in Silicon Valley e chiede di essere assunto lì. La replica fu più o meno: “Ripassa quando ti sarai diplomato”. Daniel ci resta male e per un po’ prova a sviluppare un motore di ricerca alternativo che faccia meglio di Google. Non ci riesce, si diploma, si iscrive a Ingegneria a Stoccolma prima di scoprire che è noiosissima. Allora lascia l’università e si mette a lavorare. Lo troviamo come chief technology officer di diverse startup; poi ne fonda una sua (nel campo della pubblicità online) e la vende quasi subito a una società più grande, intascando oltre un milione di dollari. Giovanissimo, già ricco, gira per Stoccolma con una Ferrari, ma non è felice. Anzi, era depresso.

L’idea di Spotify gli viene già nel 2002: la musica è la sua grande passione, da piccolo ha provato a suonare la chitarra in una band ma lo hanno sbattuto fuori; in quegli anni si parla solo di Napster, di quel nuovo modo di ascoltare la musica online, in streaming, roba da pirati. Lui immagina un servizio simile, sempre gratuito per gli utenti, ma pagato dalla pubblicità che devi ascoltare prima di una canzone. L’idea iniziale di Spotify. La sviluppa a partire dal 2006 con l’amministratore delegato della società che aveva comprato la sua startup, Martin Lorentzon. Quando la mettono online, il 7 ottobre 2008, solo per il mercato svedese inizialmente, si basa ancora su un modello di distribuzione peer-to-peer simile a Napster; quello attuale, server-client, arriverà solo nel 2014. Da lì in poi sarà un trionfo. Va detto che non tutti amano Spotify, diversi artisti la detestano perché dicono che il sistema di distribuzione dei proventi per ogni stream li penalizzi. Ma se c’è uno che ha cambiato il mondo della musica, trovandole un modello di business per l’era digitale, è Daniel Ek: respinto da Google, subito annoiato dall’università, non felice con il primo milione di dollari a vent’anni. La serie tv sarà niente male.

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