Almanacco dell'innovazione - 4 ottobre 2012

Il decreto Crescita 2.0 ci promette di diventare un paese connesso, digitale e di startupper: cosa non ha funzionato?

5 minuti di lettura

Il 4 ottobre 2012 ci siamo detti che il nostro futuro passava dall’innovazione, dal digitale ovunque e persino dalle startup e abbiamo approvato in consiglio dei ministri il decreto Crescita 2.0. Il governo era quello presieduto da Mario Monti, il ministro di riferimento era quello dello Sviluppo Economico Corrado Passera, l’ex banchiere che sei mesi prima aveva costituito una task force per individuare quali misure adottare per far diventare l’Italia un paese per startupper. Era una procedure anomala epperò brillante: mettere assieme un piccolo gruppo di esperti di riconosciuta competenza (ricordiamoli: Paolo Barberis; Selene Biffi; Giorgio Carcano; Annibale D’Elia; Luca De Biase; Andrea Di Camillo; Riccardo Donadon; Mario Mariani; Massimiliano Magrini; Enrico Pozzi; Giuseppe Ragusa e Donatella Solda-Kutzmann) e sotto la guida del suo consigliere Alessandro Fusacchia, redigere un documento con le cose da fare per recuperare il divario fra l’Italia e gli altri paesi. Il 24 settembre ne era venuto fuori un “action plan”, con una impaginazione brillante invece del solito stile ministeriale, e un titolo baldanzoso: “Restart Italia!”. In qualche foto si vede il premier Monti che lo sfoglia incuriosito come se si trattasse di un messaggio degli alieni. In sintesi il messaggio era: “L’Italia riparta dalle startup”. Ed effettivamente quello per le startup è stato un inizio, l’inizio di un viaggio lentissimo però, come ha documentato la ricerca che SWG ha presentato per la Italian Tech Week qualche giorno fa su come sono andate le cose in questi nove anni. 

Ma quel decreto non parlava solo di startup, conteneva moltissime misure importanti. Venti, per la precisione. Lo so perché quel giorno Il Post, con il suo solito stile “spiegato bene”, le aveva elencate in breve. Le riporto una per una per darvi la possibilità di scoprire quante sono state realizzate, quante si sono rivelate efficaci, quante sono state disattese e quante hanno generato piuttosto una azione uguale e contraria.

1. “Sono stati introdotti nel nostro ordinamento i principi dell’Agenda digitale europea, iniziativa dell’Unione che mira da tempo a incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare crescita e sviluppo”. (Nell’ultima classifica eravamo 25esimi su 28 paesi, direi che introdurre i principi non è bastato).

2. “Un unico documento elettronico potrà sostituire carta di identità e tessera sanitaria, servirà per l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione (PA)”. (carta di identità elettronica e tessera sanitaria sono ancora due documenti separati e non servono per accedere ai servizi della PA, quello si fa con SPID).

3. “Gli indici dell’anagrafe nazionale e dei residenti all’estero saranno sostituiti da un centro unico di gestione dati che si chiamerà Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente”. (L’elenco dei comuni subentrati in ANPR è quasi completo, ne mancano un centinaio su quasi ottomila: ci abbiamo messo moltissimo ma l’obiettivo è stato centrato).

4. “Dal 2013 ognuno di noi potrà scegliere di comunicare con la PA solo con un indirizzo di posta elettronica certificata, che diventerà il proprio “domicilio digitale” e sarà inserito nella nuova Anagrafe”. (La PEC funziona, non è ancora diffusa come dovrebbe ma c’è; sul domicilio digitale resta da fare della strada).

5. “Dati e informazioni della PA saranno pubblicati in formato aperto (“open data“), per consentire un loro utilizzo in diverse banche dati e per avere più trasparenza”. (Prendete il sito ItaliaDomani, il sito per il monitoraggio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: dati in formato chiuso e copyright ovunque: uno scandalo).

6. “Il trasporto pubblico dovrà promuovere l’uso dei biglietti elettronici, riducendo i costi per l’emissione dei classici biglietti di carta. L’informatizzazione dovrà riguardare anche le attività di monitoraggio e informazione sul traffico”. (Biglietti elettronici per metro e bus sono sempre più diffusi).

7. “Gli acquisti della PA saranno svolti solo per via telematica, la stessa sarà obbligata a comunicare con i propri uffici e con i cittadini online”. (in occasione della pandemia c’è stata una imponente accelerazione e, il Green Pass lo dimostra, ora la PA è in grado di comunicare online tempestivamente).

8. Dall’anno accademico 2013-2014, nelle università ci sarà il fascicolo elettronico dello studente, per gestire in formato digitale la carriera universitaria di ogni iscritto. (Ci siamo, vero?)

9. “Dall’anno scolastico 2013-2014, nelle scuole si potranno adottare libri di testo esclusivamente in versione digitale, o con versioni cartacee di supporto”. (Andate davanti ad una scuola qualunque, anche elementare e medie, e guardate i raqazzini, a volte i bambini che trascinano zaini mostruosi… no comment).

10. “Inizia l’attivazione del cosiddetto “fascicolo sanitario elettronico” (FSE), che conterrà tutti i dati in formato digitale dei pazienti, raccogliendone tutta la storia clinica. Le strutture sanitarie pubbliche e private dovranno adottare il nuovo sistema, abbandonando progressivamente quello classico con le cartelle cartacee”. (Inizia l’attivazione ma non è mai finita. Pagella Politica in un lunghissimo post ha spiegato perché si tratta di una occasione persa, che ci siamo ripromessi di mantenere con i soldi del PNRR).

11. “Sul tema del divario digitale, il governo si impegna a un suo azzeramento portando connessioni ad almeno 2 mbps nelle aree non ancora coperte. Ai 600 milioni di euro già stanziati in materia per il sud, se ne aggiungono 150 per il centro-nord. Sono previste semplificazioni per favorire la diffusione della banda ultralarga, anche senza fili”. (Sul fronte banda larga il divario è stato effettivamente colmato quasi ovunque, ma intanto la partita si spostava sulla banda ultralarga, e qui il ritardo si è riprodotto tale e quale. Urge uno scatto).

12. “La PA dovrà accettare i pagamenti anche in formato elettronico, a prescindere dagli importi”. (C’è una una società ad hoc, PagoPA, che funziona che è una meraviglia).

13. “A partire dal 2014, per chi vende e fornisce beni/servizi ci saranno obblighi (di diverso tipo a seconda dei casi) per l’utilizzo dei pagamenti elettronici”. (Le abbiamo provate tutte, anche il cashback di Stato: i pagamenti elettronici sono più diffusi di allora ma siamo lontani da tutti i paesi più evoluti del mondo).

14. “Tutte le comunicazioni dei processi civili dovranno essere effettuate per via telematica, se i soggetti coinvolti risulteranno in possesso di un indirizzo PEC”. (Ok, ok).

15. “Sempre con la PEC sarà possibile effettuare le principali comunicazioni legate alle procedure fallimentari”. (Ok)

16. “Per favorire la costruzione di nuove infrastrutture, è stato introdotto un credito di imposta come contributo pubblico per realizzare opere strategiche e con costi superiori ai 500 milioni di euro. Il credito potrà arrivare fino al limite massimo del 50 per cento a valere sull’IRES e sull’IRAP”. (Non ho dati per verificare impatto di questo indicatore, se ne avete, scrivetemi)

17. Le startup (le imprese innovative in fase di avviamento) avranno a disposizione incentivi e fondi per 200 milioni di euro. L’impegno economico sarà poi di 110 milioni di euro ogni anno. I privati potranno investire nelle startup ottenendo detrazioni sul loro reddito imponibile. (diciamolo col senno di poi - per alcuni era seno di prima: acqua fresca, spicci. Il venture capital è il principale punto debole dell’ecosisema e fino al recente varo del Fondo Nazionale Innovazione di CDP l’impatto è stato modestissimo).

18. “Sono introdotte per la prima volta definizioni e riferimenti specifici alle startup nel nostro ordinamento. Avranno un’apposita sezione nel Registro delle imprese, così da rendere anche più trasparente il sistema degli incentivi pubblici”. (Il Registro c’è, viene aggiornato, ma basta consultarlo per verificare che un numero altissimo di imprese iscritte non sono startup, ma aziende di consulenza digitale).

19. “Le startup potranno avviare rapporti lavorativi subordinati ad alta flessibilità operativa, nella loro fase di avvio, con contratti di lavoro a tempo determinato con durata variabile tra 6 e 36 mesi. Dopo il tempo massimo di 48 mesi il rapporto di lavoro diventa indeterminato”. (Recentemente è stato riconosciuto a livello europeo che il complesso delle misure varate in Italia favoriscono effettivamente la nascita di startup; ma il problema è che non crescono).

20. “Saranno avviate campagne di sensibilizzazione sulle opportunità offerte per le startup e il ministro dello Sviluppo economico dovrà presentare ogni anno una relazione sull’andamento dell’iniziativa”. (La spinta propulsiva del governo sulle startup si è esaurita nel giro di qualche anno, e qualche governo. Nel PNRR alle startup sono riservati spiccioli, il focus è sulla trasformazione digitale ed ecologica delle grandi aziende).

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