Almanacco dell'Innovazione - 3 ottobre 2013

La prima, bellissima Maker Faire di Roma

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La mattina del 3 ottobre 2013 a molti di noi sembrò di avere fatto la rivoluzione (e invece no, diciamolo subito). Ricordo che pioveva su Roma. Una pioggerellina lieve, da inizio autunno, ma lo vivemmo come un indizio sufficiente a prevedere che la prima Maker Faire di Roma sarebbe stata un flop.

E invece quando arrivammo al Palazzo dei Congressi, zona Eur, c’era una fila ordinata di persone in attesa di entrare. La stessa fila che avevamo visto l’anno prima, quando, con la camera di Commercio, avevamo organizzato una conferenza di un giorno dal titolo criptico per molti, Makers. Ci richiamavano a una corrente culturale nata negli Stati Uniti qualche tempo prima che teneva assieme il mondo del fai-da-te, dell’elettronica e dei piccoli inventori. Una festa dell’innovazione. Fu allora che con Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino e nume tutelare dei maker nel mondo, e Alberto Luna, proponemmo a Massimiliano Colella, direttore dell’azienda della camera di Commercio dedita all’innovazione, di portare a Roma una vera Maker Faire e farne la prima Maker Faire europea. Era facile e di buon augurio dirci “tutte le strade dell’innovazione portano a Roma”.

In realtà i maker europei non avevano idea del fatto che qui ci fosse un fermento di questo tipo e per farglielo sapere in estate avevamo inviato in camper due giovani e bravissimi videomaker (Alice Lizza e Davide Starinieri) alla scoperta dei giovani che stavano facendo la terza rivoluzione industriale. Per raccontarli e invitarli di persona. In effetti, vennero. Quella prima Maker Faire fra gli espositori aveva un numero altissimo di inventori europei. Era bellissima. In quell’anno decidemmo un format che non è più cambiato: weekend aperto a tutti, in particolare alle famiglie, venerdì mattina per le scuole e giovedì “grande conferenza di apertura”. Proprio in quell’occasione ho consolidato un sodalizio con una autentica fuoriclasse della regia: Cristina Redini. Io avevo messo su il solito programma pieno di inventori, imprenditori e sognatori (“How to Remake the World”, il titolo). C’erano anche un mago delle bolle di sapone, un artista spettacolare vestito di laser e un tale che sosteneva di aver inventato un dispositivo per leggere la mente degli altri (provò con la mia, ma deve aver trovato un caos).

Bene, Cristina Redini mi aiutò a trasformare quel caos in uno spettacolo emozionante. Per chi volesse rivivere quella giornata c’è anche un video di un paio di minuti. Noterete che avevo deciso di iniziare il tutto correndo come un matto dalla regia fino al palco, in basso: c’erano una ventina di gradoni a separarli, un centinaio di metri. E se cadi? Mi chiese Cristina. Non cado. Ma se cadi? Non cado. Sono sempre stato un ragazzo fortunato.