Lo studio

Mobilità connessa, uno sguardo nel prossimo futuro

(reuters)
Un maxi studio e 14 progetti pilota Octo Telematics e The European House – Ambrosetti per svelare come saranno le auto di domani e le smart road
3 minuti di lettura

Tutti ne parlano ma, davvero, poi nessuno sa come sarà la mobilità connessa, come e quando funzioneranno le smart road in un paese dove è difficile anche semplicemente coprire una buca con un po’ di asfalto. Certo, è una prerogativa del futuro essere difficile da prevedere, ma per fare un po’ di luce sul settore Octo Telematics e The European House - Ambrosetti si sono messi insieme e nel rapporto “Connected Mobility 2025” raccontano la loro visione. Un lavoro immenso, durato 10 mesi e che ha coinvolto sei tavoli di lavoro di oltre 30 fra i principali stakeholder di 9 industry - dalle amministrazioni locali, all’automotive, dalle infrastrutture all’ICT, dalla finanza e dalle assicurazioni ai servizi alla mobilità, dalle utility al trasporto pubblico locale ed extra urbano - impegnati a identificare gli aspetti necessari alla riprogettazione della mobilità e dei modelli di gestione urbana.

Risultato? Dal maxi lavoro – in estrema sintesi – si capisce subito una cosa: l’innovazione tecnologica e lo sviluppo di modelli sostenibili per la società passano necessariamente dai dati, la cui rielaborazione e inclusione all’interno di ecosistemi complessi è in grado di creare valore per tutte le parti coinvolte. E la mobilità è il settore più interessato dalle potenzialità dei dati che contribuiranno a rivoluzionare il modo di muoversi e di utilizzare l’auto.

“A livello globale – spiegano infatti i ricercatori - i numeri generati dal settore della telematica sono rilevanti: entro il 2025, il valore dei servizi telematici legati alla mobilità potrà arrivare a 9,8 miliardi di dollari (+216% rispetto ai valori del 2019), mentre l’insieme dei servizi legati ai veicoli potrebbe raggiungere il trilione di dollari (+150% rispetto al valore 2019). I numeri confermano che il dato sarà al centro del valore generato dalla mobilità: se oggi un veicolo genera circa 25 GB di dati per ogni ora di utilizzo, questo valore è destinato a crescere fino a 3.600 GB nei prossimi 5 anni”.

E in Italia? Da noi il tema è ancora più urgente se si considera che il nostro Paese si posiziona tra quelli maggiormente dipendenti dall’automobile: al primo posto in Europa per tasso di motorizzazione, con circa 646 veicoli ogni 1.000 abitanti, escludendo il Lussemburgo e con un valore molto più elevato rispetto agli altri principali Paesi europei (Germania 567, Spagna 513, Francia 478, Regno Unito 473). L’automobile da sola vale l’80% del traffico totale dei passeggeri. Il dato, e le sue potenzialità in termini di sviluppo di nuovi business, può essere la chiave con cui modificare il modello tradizionalmente utilizzato nel settore della mobilità per crearne uno nuovo basato sull’intermodalità, sulla micromobilità urbana e su forme di utilizzo dei mezzi di trasporto sempre più innovativi.

E la tecnologia, ancora una volta, viene in soccorso dell’analisi: “L’evoluzione delle auto in veicoli connessi – si legge nello studio “Connected Mobility 2025” - trasforma questi ultimi in “sensori di mobilità” di un’architettura IoT della città; sensori di tipo adattivo che forniscono dati utili in tempo reale per la gestione di eventi contingenti e che, in una prospettiva storica, aiutano a definire, ad esempio, una potenziale mappa dei luoghi maggiormente a rischio di incidenti, ma anche il monitoraggio del traffico, la stima del rischio sulle strade, l’inquinamento, gli attrattori di traffico, la mobilità sistematica ed occasionale, e molto altro ancora. I veicoli connessi abilitano infatti un ecosistema urbano in grado di generare un circolo virtuoso di informazioni e nuova conoscenza per la rappresentazione sia “descrittiva” sia “predittiva” della città, il che equivale a dire che sono in grado di fornire ai diversi stakeholder elementi di supporto alle decisioni.

Ora rimane da capire come potranno andare in porto le famose Smart City. E qui il rapporto va oltre l’analisi perché – di fatto – presenta 14 progetti pilota – selezionati fra i 35 individuati dai tavoli di lavoro perché implementabili nel breve periodo - che Octo e The European House - Ambrosetti intendono proporre nei prossimi mesi per avviare concretamente la “Via italiana alla mobilità connessa” e dimostrarne benefici e potenzialità in chiave di sviluppo di un modello ecosistemico.

“Sono state individuate – commentano a Octo - otto classi di attori da coinvolgere nello sviluppo dei progetti pilota: amministrazioni cittadine, operatori del trasporto pubblico urbano ed extraurbano, operatori di vehicle sharing, short-term e long-term renting, assicurazioni, utility e fornitori di servizi energetici, fornitori di servizi di maintainance e car-dealer. Rispetto a questi stakeholder sono stati identificati sei macro-temi progettuali incentrati su necessità cogenti di questi ultimi così come emersi nel corso dei tavoli di lavoro; temi che vanno dalla pianificazione urbana alla sicurezza, dal monitoraggio dell’efficienza delle flotte ai modelli di pricing, dal monitoraggio delle emissioni ai modelli Mobility as a Service”.

Adesso non rimane che seguire e vedere che fine faranno questi 14 progetti pilota. Octo e The European House - Ambrosetti promettono di dare un riscontro veloce. Il primo già a fine marzo inizio aprile 2022. Siamo già in attesa.

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