Rita, l’app che ci mostra cosa sanno di noi Google e Facebook

Una nuova applicazione per iPhone si pone l’obiettivo di semplificare l’accesso ai dati personali, per mostrarci a colpo d’occhio il modo in cui i giganti del Web le usano per profilarci

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Da fine marzo è disponibile su App Store una nuova app che semplifica l’accesso alle informazioni personali in possesso dei giganti del Web, in primis Google e Facebook. L’app si chiama Rita, dall’abbreviazione di “Right to Access”, cioè il diritto all’accesso ai propri dati garantito dalla GDPR. L’app non si limita a scaricare i dati sullo smartphone, salvandoli dagli account online, ma li organizza in grafici e liste facilmente comprensibili e consultabili anche da chi non possiede particolari conoscenze informatiche. Rita semplifica anche il processo di richiesta di rimozione dei dati personali automatizzando l’invio delle email agli inserzionisti pubblicitari che le hanno raccolte tramite gli strumenti di Facebook o Google (più avanti sarà possibile recuperare i dati anche da Instagram, Spotify e altri fra i servizi più diffusi). 

«L’app opera in totale trasparenza salvando le informazioni in locale, ma senza accedervi in alcun modo», spiega a La Stampa Guglielmo Schenardi, co-fondatore di Rita. «Il nostro modello di business si basa non sul tracciamento o sulla profilazione, ovviamente, ma sull’offerta di una versione premium dell’app che consente un controllo più avanzato dei dati».

Il team remoto
Rita nasce da un’idea di Schenardi e di John Arts, suo compagno di studi all’ESCP Business School. Oggi lavorano a Rita altre sette persone da Kazakistan, Brasile, Stati Uniti, Italia e Belgio, occupandosi chi di sviluppo, chi degli aspetti legali, chi della grafica e dell’esperienza utente, mentre i due fondatori mettono a frutto la propria esperienza di Business Developer. «John ed io abbiamo sempre seguito i temi legati alla privacy e alla protezione dei dati», spiega Schenardi. «L’arrivo della GDPR è stata una svolta importante, ma ci siamo accorti che riuscire a visualizzare i propri dati e capire come chiedere davvero alle varie aziende di rimuovere ciò che sapevano di noi rimane un processo alla portata di pochi. Con Rita vogliamo invece democratizzare questo passaggio, e consentire davvero a tutti di riprendere il controllo delle proprie informazioni personali». 

Per scaricare le informazioni all’interno di Rita basta selezionare uno dei servizi (Google o Facebook) al quale richiedere i dati ed effettuare l’accesso con le proprie credenziali. In qualche minuto la richiesta viene processata in automatico e Rita è in grado di scaricare ed elaborare il tutto generando un’interfaccia di facile consultazione. 

La prova con i dati di Facebook
Nel caso dei dati ottenuti da Facebook, Rita mostra tre schermate principali. Data & Ads indica il valore monetario (stimato) dei nostri dati per Facebook nel corso dell’ultimo anno, il numero di pubblicità su cui abbiamo cliccato e le aziende con cui Facebook ha condiviso i nostri dati di profilazione. La schermata dedicata al tracciamento ci rivela invece a colpo d’occhio il numero di volte che siamo stati tracciati e i siti web che abbiamo visitato inviando informazioni a Facebook. La schermata sulla profilazione, infine, raccoglie ciò che Facebook crede di sapere di noi, cioè gli interessi che vengono assegnati al nostro account per affinare le pubblicità che ci vengono mostrate. 

Tutti questi dati, è bene dirlo, si possono in consultare e soprattutto scaricare manualmente anche dal sito di Facebook. L’accesso alla consultazione di ciò che si può vedere online però non è intuitivo, e dai dati scaricati è difficile inferire in maniera semplice il livello di profilazione e di diffusione dei nostri dati a fini pubblicitari. 

Richiedere la cancellazione dei dati
Oltre a semplificare l’organizzazione e la lettura dei dati, Rita si prefigge di aiutare l’utente a richiedere la rimozione delle informazioni, come previsto dalla GDPR.
Da un menu dedicato si può limitare l’accesso delle aziende alle nostre informazioni, disiscriversi dalle email promozionali, e personalizzare i propri interessi in modo da scombinare la profilazione pubblicitaria di Facebook. Con la versione pro dell’app è possibile anche tenere traccia dell’aggiornamento dello stato delle richieste di rimozione dei dati. La versione avanzata di Rita per ora non si paga, ma si può sbloccare invitando altri tre amici a provare l’applicazione. Sulla base di questo processo e in funzione della quantità dei dati controllati dalle aziende, Rita calcola infine un punteggio, il Privacy Score, allo scopo di rendere più intuitivo il livello di diffusione dei nostri dati personali.

Rita è un’app ancora giovane, ci sono alcuni angoli da smussare nella user experience e qualche dettaglio da rivedere ma l’idea è promettente e il team determinato a portare avanti il progetto, aggiungendo nuovi servizi a cui accedere per scaricare le informazioni. «Oggi gli utenti non possiedono ancora i propri dati», conclude Schenardi. «Crediamo che semplificare tutte le procedure legate all’accesso ai dati sia fondamentale per consentire a chiunque di operare una scelta informata ed efficace sulle proprie informazioni. Sapere che i giganti del Web ci profilano e vedere in maniera chiara cosa questo significhi e cosa questo comporti sono due cose completamente diverse, anche per chi è già molto attento al tema della privacy».