Il nuovo sistema operativo degli smartphone Huawei è Android con un altro nome

HarmonyOS 2.0 dovrebbe arrivare quest’anno sui dispositivi dell’azienda di Shenzhen: secondo Ars Technica, che lo ha provato, non esisterebbe senza la versione open source del software di Mountain View

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Nel 2019 Richard Yu, amministratore delegato della divisione consumer business di Huawei, aveva annunciato al mondo l’arrivo di HarmonyOS per smartphone. HarmonyOS (in Cina HongmengOS) è il sistema operativo che Huawei sta sviluppando da molti anni, e che fino allo scorso anno era disponibile agli sviluppatori solo per dispositivi IoT: si trattava della versione 1.0. Con l’inasprirsi delle sanzioni che il governo statunitense guidato da Trump ha accumulato dal 2019 a oggi (e che l’amministrazione Biden non sembra intenzionata a ridiscutere), Huawei ha aumentato gli sforzi per rendersi autosufficiente.

Già da anni infatti, Huawei sviluppa nelle sue fabbriche HiSilicon il chip Kirin, che però ha bisogno di molte componenti elettroniche prodotte negli Stati Uniti. Ma le sanzioni hanno avuto un effetto visibile sui volumi di spedizioni di smartphone Huawei in tutto il mondo, facendo perdere al produttore il primato mondiale proprio nel 2020. Dal 2019 infatti, Huawei non può spedire smartphone con i servizi Google, che sono fondamentali nei mercati al di fuori della Cina. Per correre ai ripari, Huawei ha rilasciato HarmonyOS 2.0, versione per smartphone che sarà disponibile già da quest’anno e che ha già un SDK (un kit per lo sviluppo di app) disponibile per tutti gli sviluppatori, almeno in teoria.

Attorno a questo nuovo sistema operativo, infatti, ci sono luci e ombre: da un’analisi pubblicata su ArsTechnica, HarmonyOS 2.0 non sembra avere nulla a che vedere con la versione 1.0, e pare di fatto un clone di Android 10 Q.

Il kit di sviluppo si può anche scaricare da internet, ma per poterlo eseguire è necessario effettuare l’accesso con delle credenziali da sviluppatore che non è facile ottenere: bisogna compiere una lunga registrazione sul portale dedicato, includendo informazioni personali anche molto sensibili come una scansione del passaporto e - ancora più strano - una foto di una carta di credito o debito che indichi chiaramente il nome del richiedente. La procedura di revisione dura normalmente 1-2 giorni lavorativi, e questo è solo ed esclusivamente per avviare l’emulatore. Per poter essere accreditato come Merchant, commerciante, e ricevere quindi pagamenti dalle app pubblicate, è necessario eseguire una procedura completamente diversa e più complessa, ancora più invasiva.

(da ArsTechnica)

(da ArsTechnica)

 

Quando si avvia l’emulatore (che in realtà si rivela essere lo streaming in 720p di uno smartphone fisicamente connesso a internet e trasmesso a migliaia di chilometri di distanza), si capisce che HarmonyOS 2.0 è di fatto un clone di Android 10 Q: tutte le schermate risultato identiche (e fin qui è corretto, perché Huawei ha dichiarato di applicare la sua interfaccia EMUI al nuovo sistema operativo), ma anche tutti i processi in background hanno il nome di Android ovunque. Esistono alcune eccezioni per le quali il nome ‘HarmonyOS’ sembra essere stato semplicemente sostituito al posto di ‘Android’.

(da ArsTechnica)

(da ArsTechnica)

 

Il sistema operativo ha, come dichiarato, i Huawei Mobile Services, che comprendono l’App Gallery e i servizi di sincronizzazione con il cloud. Questi, però, non hanno niente a che vedere con il codice dei moduli che compongono HarmonyOS. Infatti, provando a sviluppare un’app di prova, il reporter di ArsTechnica ha notato che DevEco Studio, l’ambiente di sviluppo per HarmonyOS, non è altro che una copia di Android Studio: quando esegue una compilazione, infatti l’app si basa sul kit Android API 29, che è proprio Android 10 Q.

(da ArsTechnica)

(da ArsTechnica)

 

Ma potrebbe esserci una spiegazione per tutto: Huawei stava già sviluppando il suo sistema operativo da zero (HarmonyOS 1.0), ma quello era (ed è) ancora in fase embrionale, perché per sviluppare tutte le componenti di un sistema operativo per smartphone ci vogliono anni, tra kernel (il cuore delle istruzioni), componenti di rete, app e affini. Purtroppo, però, ha dovuto accelerare i tempi per dare l’impressione di avere già preso una strada diversa, anche se questo non è mai stato vero. Il risultato è che, di fatto, HarmonyOS 1.0 e 2.0 sono due sistemi operativi diversi, e c’è ancora tanta confusione tra i due: il primo è il vero software in sviluppo, il secondo è invece un tentativo di tappare un buco, in attesa che Harmony 1.0 sia completo abbastanza per tutti i tipi di dispositivi.