La prova tecnologica

Classe A, la rivoluzione digitale

Viaggio sullaversione ibrida EQ Power della "piccola" Mercedes per testare i sistemi elettronici a bordo: dalla musica alla gestione dei comandi. Entra in scena anche l'intelligenza artificiale

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ROMA - Non è dotata di senso dell’ironia e quell’italiano dall’accento duro sembra fatto apposta per ricordare che si è su una macchina tedesca. L’unico strappo alla regola arriva mentre aspettiamo pazienti che scatti il verde in una mattina qualunque per le strade di Roma. «Mercedes, cosa ne pensi delle Bmw?», chiediamo. La Classe A, ibrida nella versione Eq Power, ci pensa un attimo. Poi risponde: «Se sei seduto in questa vettura significa che la pensiamo allo stesso modo». Tre minuti dopo, al semaforo successivo, tentiamo ancora domandando all’assistente virtuale di raccontarci una barzelletta. Vista l’esperienza accumulata c on gli altoparlanti smart di Google e Amazon, che in questo frangente danno il meglio o il peggio di loro secondo i punti di vista, le aspettative erano alte. Lei, l’intelligenza artificiale, nemmeno ci prova a scendere in campo: «Gli ingegneri tedeschi non sono famosi per la loro ironia». Fine dei giochi. A più riprese proviamo a coinvolgere l’AI della Mercedes in considerazioni sulla vita, la sua origine, la natura del trascendente. Il massimo che si ottiene, dopo l’usuale pausa riflessiva, è: «Cosa si desidera fare?». Il messaggio è chiaro: se vuoi trastullarti scendi e vai altrove che questa è una macchina seria. La Classe A Eq ha ereditato dalle serie più costose parte dei loro sistemi digitali di bordo, tutti fortemente imparentati con gli smartphone. Rispetto alla media siamo nella fantascienza: la strumentazione è spalmata su un lungo schermo tattile che corre dal volante fin quasi al sedile del passeggero. Una meraviglia. Da una parte il contachilometri, i contagiri, le informazioni sulla batteria, dall’altra le varie funzioni da scorrere: mappe, radio, gestione dei file musicali, eventuali raccomandazioni, impostazioni dei temi e delle luci all’interno. Fateci salire un adolescente e passerà un buon quarto d’ora a provare tutte le combinazioni possibili finendo per orientarsi su una plancia stile macchina da corsa e un’illuminazione dinamica che passa da un discreto rosso fuoco ad viola acceso. La Mercedes-Benz User Experience (Mbux), il sistema digitale delle Eq, è opera del nuovo reparto software della casa di Stoccarda. Ad un certo punto la Mercedes si è accorta, comprensibilmente, che lasciare la rivoluzione digitale dentro l’abitacolo ai colossi del Web non era una mossa vincente. E così ha cominciato a far da sola presentando i risultati al Consumer Electronics Show, la grande fiera hi-tech Las Vegas, due anni fa. Sull’abilità della AI di comprendere quel che chiediamo i passi avanti da fare sono ancora molti. Ma sarebbe strano il contrario: Amazon o Google arrivano a certi risultati grazie ad una mole gigantesca di dati che raccolgono dai loro dispositivi smart. Mercedes non ha una base di clienti altrettanto vasta, ma è già capace di realizzare un sistema digitale di grande semplicità, splendido da vedere, pieno di funzioni e che si collega al telefono in un attimo. Malgrado l’assenza di ironia, siamo comunque davanti ad un risultato non da poco.