La storia dei fratelli Chimisso l’amore per l’acqua finito precocemente per Amedeo

IL LIBRO: IL NUOTO A VENEZIA DALLA LAGUNA ALLE OLIMPIADI 

venezia

Un libro commovente che si legge tutto d’un fiato. “Il nuoto a Venezia, dalla laguna alle Olimpiadi. La storia dei fratelli Chimisso” è racchiusa qui. La pubblicazione, edita da Grafiche 2 am di Venezia, scritta da Roberto Chimisso, 70 anni, tre titoli juniores nei 100 dorso e uno assoluto nel 1970, è un concentrato di sentimenti.


La vita di Amedeo Chimisso, una promessa del nuoto italiano, si è conclusa il 28 gennaio 1966 nella tristemente nota strage aerea di Brema, dove persero la vita altri sei compagni di squadra, il tecnico Paolo Costoli e il telecronista Nico Sapia. Il suo primo successo fu alla Coppa Scarioni nel 1959, l’esplosione fu nel 1965, l’anno dopo avrebbe dovuto essere quello della definitiva consacrazione.

Ma, come ha raccontato nella prefazione del libro, il presidente della Fin, Paolo Barelli «Questa era la bella, familiare vita di quei giorni lontani che avvicinavano l’Italia al boom. Amedeo lo avrebbe raggiunto nel nuoto se una combinazione di nebbie, coincidenze aeree mancate e con il destino, non lo avesse messo su quel velivolo che precipitò a Brema, portando via tra le tante vite quelle della “meglio gioventù” del nuoto azzurro di allora. Amedeo era tra quei “meglio”. Roberto, che lo racconta, ne seguì non le orme, ma le bracciate, ne inseguì i sogni. E io, chiudendo l’ultima pagina, mi sono commosso».

Come spiegato sabato alla piscina di Sant’Alvise, dove Roberto Chimisso è istruttore Isef di Nuoto Venezia , nel corso della presentazione del suo libro, suo padre, dopo la morte di Amedeo, gli chiese di proseguire a nuotare in memoria di suo fratello. Come scritto da Roberto, per quattro anni, lui fu il miglior dorsista con tempi che gli permisero di partecipare alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico.

«Ma purtroppo una fastidiosa acne giovanile mi precluse il sogno di partecipare ai Giochi. Avevo scalato la classifica nazionale realizzando il sogno di diventare entrambi grandi nuotatori. Ci allenavamo sulle acque del canale della Giudecca, visto che a quei tempi non esistevano piscine, a nostro rischio e pericolo. I vigili urbani inseguivano Amedeo sulla fondamenta di Sant’Eufemia, dove abitavamo assieme ad altri sei fratelli ai genitori. Una volta sono perfino entrati in casa per elevargli una sanzione pecuniaria: cose dell’altro mondo!» .

Ogni estate, al Lido, davanti alla spiaggia dell’Excelsior, si disputa il trofeo Caduti di Brema. E anche nel 2022 la tradizione sarà rispettata.

Per concludere due riflessioni di Marco Stabilini, nuotatore ai tempi dello scrittorecompagno di nuoto, Roberto Chimisso: «Il primo pregio dello scritto è la sua capacità di far emergere l’amore di entrambi i fratelli per l’acqua, l’ambiente in cui si sentono bene. Poi il libro fa tornare il lettore a un tempo che non è, cronologicamente, così lontano, ma lontanissimo se valutato sotto il profilo del senso della vita per un adolescente, in base alle abitudini, ai valori, alla sua quotidianità». —



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