«Una squadra vera in campo ma la strada resta lunga»

Zanetti premiato come miglior allenatore del Triveneto del 2020-21: «Divido il premio con i ragazzi e la società»

Alessandro Ragazzo / vicenza

È l’uomo del momento, è il comandante della nave chiamata Venezia, sorpresa di questa Serie A con 15 punti dopo 13 giornate, più 6 sul terzultimo posto, baluardo estremo per non cadere tra i cadetti.


Paolo Zanetti si gode il momento felice per la sua squadra, reduce dalla vittoria di Bologna e per sé. Ieri a Vicenza è stato premiato come allenatore dell’anno per la stagione 2020-2021, quella della promozione per intenderci. Il riconoscimento è arrivato al “Galà del calcio triveneto”, promosso dall’Associazione italiana calciatori (Aic) e dall’Unione stampa sportiva italiana (Ussi) dove, tra gli altri, è stato premiato pure Francesco Forte. Assieme a loro sono stati omaggiati i calciatori delle altre trivenete, oltre all’arbitro padovano Daniele Chiffi, prossimo a essere internazionale.

Zanetti, dica la verità, si aspettava di avere 15 punti dopo 13 partite?

«Ad agosto avrei messo la firma. Onestamente allora non sapevo ancora cosa avrebbero potuto darmi i giocatori, visti i tanti nuovi arrivi, una ventina. Invece il tempo di adattamento alla categoria si è accorciato e da sette-otto gare a questa parte vediamo una squadra vera in campo».

Dopo un inizio di campionato balbettante, con le sconfitte contro Napoli e Udinese e quella interna con lo Spezia, nel frattempo cos’è successo?

«Abbiamo sempre lavorato sotto traccia. Non abbiamo fatto nulla, sia chiaro, perché non dobbiamo perdere l’umiltà e l’esempio del Benevento dello scorso anno, arrivato a quota 22 al termine dell’andata e poi è retrocesso. Si pensava che il Venezia non fosse adeguato per la A, invece non è così. Non abbiamo campioni, ma ragazzi che allenano per esserlo. Dobbiamo sopperire con l’impegno quotidiano di gruppo e la strategia».

Mai abbassare la guardia, dunque…

«No, perché la strada per la salvezza resta lunga. Inoltre alla lunga i valori di tutti emergeranno, a gennaio ci sarà il mercato e qualcuno si rafforzerà. E poi il ritorno sarà un torneo diverso rispetto all’andata. Dobbiamo continuare a lavorare come stiamo facendo».

Alla vigilia della gara di Bologna aveva chiesto ai suoi ragazzi di avere lo stesso coraggio dimostrato contro la Roma. Se in attacco si è fatto poco, la difesa ha retto bene. Sotto l’aspetto del gioco, è soddisfatto?

«In avanti volevamo fare qualcosa in più ma abbiamo trovato un avversario aggressivo. Credo che il Venezia abbia dimostrato di avere le palle: se non le avesse avute, avrebbe perso. Contro il Genoa e il Bologna abbiamo stretto i denti e portato a casa 4 punti. E abbiamo pure dimostrato di essere in grado di fare certi tipi di partite».

Si parlava dell’attacco; domenica a Bologna Henry e Tessmann hanno avuto la palla per raddoppiare ma è soddisfatto del rendimento di chi gioca meno?

«Entrambi sono entrati bene. Henry ha vinto duelli, ci ha dato una grossa mano. Tutti i ragazzi sono coinvolti, non abbandono nessuno, neanche Forte. Quando si sono alzati i ritmi abbiamo faticato ma siamo sempre stati in partita».

Adesso arriva un ciclo difficile sino alla fine dell’anno, fra Inter, Juventus, Atalanta, Lazio, oltre alla Sampdoria e il derby contro il Verona. Cosa la fa stare tranquillo della sua squadra?

«Proprio nulla (ride, ndr). Contro avversari del genere dovremmo fare qualche impresa ma credo sia nelle nostre corde. Dovremmo mantenere la nostra identità e non abbatterci nei momenti difficili che ci saranno».

C’è stato entusiasmo attorno a questo Venezia, tra i 4.300 mini abbonamenti venduti e 1.100 al seguito della squadra a Bologna. Che ne pensa?

«È il mio più grande orgoglio, i tifosi sono fondamentali per noi. Quando sono arrivato c’era diffidenza, adesso c’è un pubblico straordinario e domenica è stato bello farli tornare a casa contenti. Sono il nostro uomo in più».

Intanto è arrivato questo premio di Aic e Ussi riguardo alla stagione scorsa. Un’emozione che ancora non si è spenta nonostante si sia nel pieno di un altro torneo.

«I riconoscimenti personali fanno sempre piacere. Ma questo dev’essere diviso con la società, il mio staff e, soprattutto, i miei giocatori. Il Cittadella avrebbe meritato come noi di salire in Serie A ma nell’ultima stagione è stato fatto un lavoro straordinario: non sempre si vince con i soldi e la tecnica ma servono mentalità e unione di squadra».

Zorro non perde, però, la sua umiltà: sa che è un attimo passare dagli altari alla polvere. Ma il suo Venezia sta stupendo tutti gli addetti ai lavori e sta facendo sognare una città intera, quella di laguna e quella di terraferma. E nessuno vuole svegliarsi da questo sogno. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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