La Juventus a casa Tuchel È sfida tra gemelli diversi

Allegri si specchia in un tecnico di idee diverse eppure molto simile a lui



INVIATO A LONDRA


Gemelli diversi. Il freddo Thomas Tuchel e il solare Massimiliano Allegri hanno più tratti comuni di quanto appaia a un primo sguardo. A rileggere le carriere, il tecnico bianconero sembra atteso da un remake della sfida con Sarri: Chelsea-Juventus oltre la Champions, oltre il primato nel girone che i Blues vogliono strappare, invece specchio di filosofie e stili opposti, perché l’uomo di Krumbach è uno scacchista, studioso maniacale degli avversari, cultore del possesso e rivisitatore dei rondos, specifici metodi d’allenamento spagnoli. Max non è superficiale né pigro, analizza e sviluppa a sua volta, però, si sa, bada alla concretezza: non ritiene gli schemi brevetti rivoluzionari, ma disegni volti a ottimizzare le caratteristiche dei calciatori, e antepone il risultato allo spettacolo. Non si stanca di ripetere, d’altro canto, che nel calcio nulla s’inventa, e vallo a spiegare al collega cui è capitato di cancellare gli angoli del campo per favorire la verticalizzazione o allenare i difensori con piccole sfere nei pugni per domare l’istinto delle trattenute. Ovviamente, si può capovolgere la prospettiva: vai a spiegare a Max, per il quale il calcio «non è scienza esatta», che Tuchel ha collaborato con un neuroscienziato e ha approfondito l’apprendimento differenziale. Per lo juventino «i campioni non si possono meccanizzare: non devi insegnare niente, solo metterli in condizione di agire al meglio», per il tecnico blue certi movimenti si apprendono esclusivamente con allenamenti continui, ripetizioni estenuanti.

Eppure le distanze non sono così profonde. Tuchel è un vulcano ma non si sente un guru, tanto da sottoscrivere che «il football è semplice e una squadra può vincere anche senza coach: la differenza la fanno i calciatori». Come Allegri, privilegia il gruppo e cura molto l’aspetto psicologico che, nell’era delle rose ampie e dei campioni azienda, ha cambiato profondamente il mestiere. «Siamo direttori d’orchestra» la conclusione che di primo acchito ne smentisce il credo e ricorda che senza calciatori forti, o non coinvolti, la sola tattica non sarebbe sufficiente. Gli è capitato di pretenderli, i calciatori forti, e di scontrarsi con dirigenti maldisposti ad accontentarlo: altro punto di distanza dall’aziendalista Max, etichetta di cui, chiarendo l’accezione positiva, va orgoglioso.

Diversi, ma non così tanto da diventare alternativi: Leonardo, prima di affidare il Psg a Tuchel, valutò la candidatura di Allegri, perfino riesumata, secondo gossip francesi, quando, pochi mesi dopo la firma, il mercato alimentò forti contrasti. A Torino, all’andata, la spuntò Allegri. Alla sua maniera. Imbrigliando il Chelsea, prosciugandone il gioco, puntando sulle ripartenze, capitalizzando un gol di Chiesa.

Tuchel lo scacchista, pur confessando la frustrazione di un possesso svuotato, diede merito al collega: «Scelta tattica rispettabile, il risultato gli dà ragione». Stasera cercherà nuove soluzioni: «Cercheremo di vincere, è il nostro approccio». «Per noi è fondamentale stare molto compatti – ribatte Max – giocare tranquilli e far la differenza con la tecnica. Bisogna fare una partita dura». Gemelli diversi anche nelle dichiarazioni. —

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