Questa è la Venezia che piace I top runner con gli amatori

Un sole quasi estivo ha riscaldato la città e i 10.000 concorrenti partecipanti fra la 42 e la 10 km. Il lavoro degli oltre mille volontari e le lacrime per Sofia

Davide Vatrella /VENEZIA

Già di per sé Venezia è di una leggiadria unica, ma, quando si corre la Venicemarathon, lo è ancora di più. Il volto più bello della città, che quest’anno celebra convenzionalmente i suoi 1.600 anni di vita, è proprio quando ha nello sport e nella cultura i suo must principali. Al sabato e alla domenica, invece, Venezia si popola di solita di un’orda selvaggia di uomini e donne, il cui unico obiettivo è completare, nelle varie zone della movida, i famosi bacaro tour. Molte persone vanno fiere di aver bevuto, al termine della “visita culturale”, anche una dozzina di spritz. Il contrario, invece, di una maratona, riproposta con estrema testardaggine dallo staff del proteiforme presidente, Piero Rosa Salva. Qui bisogna prepararsi in tutti i minimi dettagli per arrivare alla fine dei 42 chilometri.


FESTA E LACRIME

Ieri è stato celebrato il ritorno alla vittoria di un’italiana dopo 22 anni. Certo il cognome Yaremchuk non ha niente di nostrano, ma il successo di Sofia, nativa a Leopoli, meravigliosa città ucraina, già polacca, è il riscatto anche di tutte quelle straniere che non riescono a ottenere così in fretta, come un’atleta iscritta al Gs Esercito, la cittadinanza italiana. Ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano...

volontari

Per citare tutti i gruppi protagonisti affinchè la manifestazione procedesse nel migliore dei modi, servirebbe un altro pezzo. Solo della Protezione civile erano più di 400, senza contare i 200 del Venicemarathon club, i sei medici, i 16 infermieri professionali e i 60 soccorritori della Croce Verde e i 25 defibrillitatori automatici esterni. Per fortuna, non sono serviti. Certo, c’è stata qualche caduta (una sul Ponte della Paglia e una sul ponte di Ca’ Dio), ma nulla di particolarmente eclatante. I volontari della Croce Verde hanno dovuto poi soccorrere qualche maratoneta, soprattutto che arrivavano dopo le tre ore che, presi dalla sete, si scolavano, tutte d’un fiato, due bottigliette d’acqua minerale. Il rigetto, dopo uno sforzo eccezionale di percorrere di corsa 42 km, è quasi naturale. Tutto, però, si è risolto per tutti con un po’ di sano riposo e mangiando un po’ di limone.

NUOVO SPEAKER

Quest’anno gli organizzatori si sono affidati a un nuovo speaker. Andrea Giannini, responsabile dell’asta della nazionale italiana di atletica e detentore del record tricolore juniores nella specialità con 5.50, ha cercato di movimentare in Riva Sette Martiri, dov’erano dislocati l’arrivo e l’area hospitality, le fasi clou della maratona. Subito dopo Piazza San Marco, Julius Kangogo, che stava dominando dal ventesimo chilometro, è stato superato come un treno da Anderson Seroi, il trionfatore a sorpresa della 35ª Venicemarathon: «Ce lo siamo persi anche noi», ammette Giannini, «le immagini non hanno mai inquadrato Anderson Seroi e tutti pensavano che il successo fosse ormai di Kangogo. Sicuramente Kangogo ha pagato una condotta di gara tatticamente meno attenta rispetto a quella del connazionale. Lo hanno fiaccato il vento sul Ponte della Libertà e i 14 ponti di Venezia». —

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