Chumba: «Con il premio del terzo posto mi comprerò un’altra vacca da latte»

VENEZIA

Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima che a vincere una maratona sia un’atleta non appartenente al novero dei favoriti. Così è stato in questa trentacinquesima edizione dove si è imposto il keniota Anderson Seroi. Fa parte della grande tribù Masai e vive nella zona di Nadaru, sposato con una figlia piccola. La sua carriera l’ha svolta in particolare in Thailandia, Singapore e Cina, dove aveva vinto la sua unica maratona.


«Sono rimasto un po’ staccato nelle retrovie durante la prima parte della gara mantenendo un ritmo tranquillo. Poi ho iniziato ad aumentare ed ho capito che avrei potuto vincere. Quando ho raggiunto Kangogo, mi sono reso conto che avevo la vittoria in tasca. Del percorso non ricordo molto in quanto mi sono concentrato esclusivamente sulla corsa».

Un po’ deluso Julius Kangogo, il secondo. «Effettivamente, quando ho staccato Chumba, pensavo di vincere, però una volta arrivato sui ponti ho sentito la fatica sulle gambe e ho avuto la brutta sensazione di essere svuotato. Non avevo più alcuna energia e così Seroi mi ha superato con forza».

Il terzo, Gilbarto Chumba, nel 2018 secondo a Venezia, e con i soldi guadagnati dichiarò che avrebbe acquistato due nuove vacche per sua fattoria. In questa occasione ha detto «comprerò un’altra vacca, ma non da macello per la carne, ma una vacca da latte perché oggi in Kenya vale molto di più in quanto il latte costa parecchio».

«Molto soddisfatto invece è apparso l’azzurro Marco Najibe Salami, mantovano di origini marocchine che si allena con il tecnico Piero Incalza. «Ero anch’io alla mia prima esperienza sulla maratona e chiudere con un quarto posto con il tempo di 2h14’57” a Venezia mi rende veramente felice. Ora continuerò ad allenarmi per disputare un’altra maratona perché, anche se ho 36 anni, penso di essere ancora molto competitivo. Non escludo il passaggio dall’altra parte, ovvero iniziare ad indossare anche i panni da allenatore». —





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