Che gioia a Venezia: toh, rivince un’italiana

Dopo 22 anni Sofia Yaremchuk fa sventolare il tricolore in Riva Sette Martiri. Fra gli uomini successo del keniano Seroi



Emozioni e commozioni. E non solo per chi l’ha corsa questa Venicemarathon della ripartenza. In 3.500 sono partiti da villa Pisani a Stra per intraprendere il percorso più suggestivo al mondo. Certo, la maratona di Venezia non avrà i numeri di quelle di New York, Boston, Londra e Roma, tanto per fare qualche nome, ma i tanti maratoneti, incontrati ieri all’arrivo di Riva Sette Martiri, hanno detto che le emozioni provate a Venezia non hanno confronti.


E parliamo di gente, che corre anche sotto le tre ore e che si è cimentata nelle due maggiori maratone degli Stati Uniti (Boston e New York). Gente che s’inginocchia all’arrivo perché ha raggiunto il suo obiettivo, chi d’ arrivare sotto le tre ore o chi è riuscito anche a completare i 42 km entro il tempo limite delle sei ore. E che dire del tifo delle tante persone lungo il percorso che sanno che, prima o poi, arrivano il marito, il fratello, la moglie, il figlio e la figlia? La Venicemarathon, come la 10 km, è la catarsi delle famiglie. Quando c’è qualche dissapore, magari non insanabile, fare una maratona assieme fra moglie e marito, è la cosa più suggestiva che possa accadere.

Può bastare anche la 10 km e poi, se c’è una giornata come quella di ieri, con il sole che ha baciato le pietre millenarie di una Venezia, che convenzionalmente ha 1.600 anni di storia, la gioia di vivere è naturale. E, poi, se a vincere, dopo la bellezza di 22 anni, è un’italiana, Sofia Yaremchuk, il planning del club di Piero Rosa Salva può dirsi realizzato. Certo, fra gli uomini, ha vinto il solito keniano, ma non si può avere tutto dalla vita... —

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