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Lazio-Torino si deve giocare il giudice sconfessa i club

Nelle motivazioni della sentenza è riconosciuta la causa di forza maggiore «I granata rimasero a Torino per disposizione della Asl». Alla Lega: trovi la data

Guglielmo Buccheri
2 minuti di lettura
(lapresse)

Guglielmo Buccheri TORINO

Il fischio d’inizio ancora non c’è, ma dovrà esserci. Lazio-Torino, non rinviata dalla Lega di Serie A lo scorso 2 marzo e non giocata perché il Toro non poteva disattendere una disposizione della Asl, si deve giocare: questo il verdetto del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea.

Nelle motivazioni si trovano più passaggi a ribadire come la causa di forza maggiore ad impedire il viaggio a Roma dei granata fosse inequivocabile e rafforzata dalle determinazioni dell’Autorità sanitaria territoriale: il Toro era finito in isolamento domiciliare il 23 febbraio per il timore (poi confermato) della presenza della variante inglese dopo una serie di contagi al coronavirus sospetti per quantità e rapidità e in isolamento doveva rimanere fino alla mezzanotte del giorno della partita.

La Asl si è trovata al centro del campo e le sue disposizione diventano insindacabili: il calcio deve prenderne atto e, di fatto, lo sta facendo a colpi di sentenze. Mastrandrea è lo stesso giudice che, lo scorso ottobre, assegnò il 3-0 a tavolino alla Juve ed un punto di penalizzazione al Napoli e motivò la decisione (ribaltata davanti al Collegio di Garanzia del Coni) con il materializzarsi dell’oggettivo impedimento per il club azzurro di volare a Torino solo dopo che la società di De Laurentiis si era adoperata perché la trasferta non avesse luogo. Stavolta, la scena è diversa e la tesi della Lazio viene respinta.

Il club di Claudio Lotito legge la sentenza ed annuncia ricorso: il prossimo passo sarà davanti ai giudici della Corte Sportiva d’Appello della Figc non prima di tre settimane, poi, nell’eventualità, toccherebbe al Collegio di Garanzia esprimersi in terzo grado con la possibilità di ricorrere al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato in ultimissima istanza. Il rischio di finire ai supplementari della stagione è reale e se così fosse il nostro campionato rimarrebbe ostaggio di una partita mai giocata con gli Europei alle porte ed una classifica sub iudice.

Lotito va avanti in cerca di un successo a tavolino che per il giudice sportivo non aveva alcun fondamento. «...non può non evidenziarsi al riguardo che lo stesso Protocollo della Lega di Serie A del 2 ottobre 2020 fa salvi “eventuali provvedimenti delle Autorità statali o locali...», c’è scritto dentro il verdetto. Dalla Asl di Torino, destinatario il presidente della Lega Dal Pino, è stata inviata più di una per chiarire la situazione: così il primo marzo dove veniva spiegato, in modo dettagliato, come la squadra avesse sì ripreso ad allenarsi, ma solo in forma individuale e mantenendo l’isolamento domiciliare. Nella stessa mail alla vigilia della gara, il direttore responsabile del Dipartimento prevenzione della Asl sottolineava come il 23 febbraio fosse da considerarsi come «il giorno zero» e che la settimana senza poter abbandonare la città scadesse il 2 marzo.

I club non hanno rinviato una partita che, adesso, devono rimettere in calendario. Quando non si sa e non si può sapere se non dopo che la Lazio avrà esaurito i gradi di giustizia sportiva ed amministrativa, al netto di eventuali sentenze di colore opposto che ribalterebbero la prospettiva. Il rischio caos è in campo. —

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