Il club sviluppa l’attività anche per i giovani con disabilità

MIRANO

«Il progetto The Dragons Challenge rimane prioritario». Parole del presidente del Mirano, Stefano Cibin, guardando al presente e al futuro, per lo sviluppo dell’attività che coinvolge giovani con disabilità cognitive o l’autismo. Un progetto partito prima della pandemia, e che è stato fermato. «Ai giovani che vi partecipano dobbiamo garantire la massima sicurezza in questo periodo, e i loro allenamenti ricominceranno solo quando ci sarà la certezza che possano proseguire senza ulteriori sorprese», aggiunge, «la voglia di riprendere è tanta, per dare la possibilità a molti di loro di fare questo percorso prezioso» . Sono solo due i club del rugby italiano che da tempo lavorano all’inserimento di ragazzi con sindrome di Down nell’ambiente della palla ovale: il Rugby Mirano e l’Unione Rugby Capitolina Roma.


A Mirano c’è il progetto Una meta per crescere, cui si è affiancato The Dragon’s Challenge, che ha fatto del club bianconero la casa italiana del rugby inclusivo. Tra i protagonisti ci sono la psicologa Silvia Vianello e il tecnico inglese Jeremy Bristoe, che vive a Noale e che, nel Regno Unito, è diventato punto di riferimento nel campo del mixed ability, grazie alla sua esperienza più che decennale nell’impiego del Tag Rugby come veicolo per favorire l’integrazione dei diversamente abili. —





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