Alvisiana e Carmini in difficoltà a Venezia «Al calcio è permesso tutto, a noi nulla»

VENEZIA

Andare a canestro non è mai stato così difficile. Soprattutto per le realtà giovanili dilettantistiche. Soprattutto per quelle del centro storico di Venezia, dove la mancanza di strutture preclude anche gli allenamenti individuali. «Cerchiamo di mantenere la calma, tenendo uniti i ragazzi», spiega Gianfranco Tagliapietra, presidente dell’Alvisiana Basket. «In videoconferenza i coach propongono esercizi da eseguire a domicilio. E come società rimaniamo in contatto con le famiglie, pronti per ogni eventuale riapertura: è l’unica cosa che possiamo fare. Le palestre sono chiuse e non abbiamo campi all’aperto».


Da Cannaregio a Dorsoduro, la musica non cambia. «Fino a ottobre eravamo ripartiti con entusiasmo e sacrifici», gli fa eco Paolo Bergamin, numero uno dell’U.S. Carmini dal 1977. Termoscanner, igienizzante, impianti sanificati: tutto a spese delle società. «E noi abbiamo ridotto il numero di bambini iscritti, per agevolare il protocollo Covid». Perdendone circa il 30%. «Sono passati al calcio, alla voga: i genitori mica hanno pazienza». A settembre la grande illusione. «I ragazzi ci sono rimasti male», riprende Tagliapietra, «proprio perché avevano appena riassaporato l’odore della palestra». E quello dei tornei: a Santa Marta c’era stato il 3 vs 3 organizzato dai Carmini. «Un figurone», ricorda Bergamin. «Per tre giorni 250 ragazzini hanno giocato in sicurezza e con l’appoggio del Comune. Ci aveva promesso una fontanella per il campo, ma ora…». Non è rimasto nemmeno l’aiuto dei grandi: «I Carmini sono una delle prime associazioni sportive affiliate alla Reyer», dai tempi della Legadue. «Eravamo partiti con certe idee, di reciproca cooperazione: oggi tutto è ridotto ai gadget distribuiti a Natale. Voglio credere che il supporto logistico manchi perché è più difficile offrirlo in centro storico che a Mestre». L’ultima stoccata è rivolta al calcio: «Fa rabbia», chiude Tagliapietra da Sant’Alvise. «Con la scusa che sono all’aperto, tante società ne approfittano per andare oltre l’attività individuale». —

Francesco Gottardi

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