«Venezia, quanti ricordi al Penzo, il mio stadio Quel gol alla Juve non lo dimenticherò mai»

La punta campana e il 3-0 al Brescia con una sua doppietta: «La squadra di Zanetti è più solida rispetto alle rondinelle»

venezia

Leggenda in laguna: Roberto Baggio al Penzo, sei mesi prima del Mondiale americano. Ma quella sera la star a sorpresa fu un attaccante di Afragola, la maglia 11 arancioneroverde sulle spalle. Venezia-Juventus 4-3: la semirovesciata di Raffaele Cerbone a oscurare il Divin Codino. Eterna magia della Coppa Italia. Oggi Cerbone ha 51 anni, allena l’Arzachena in Serie D, ma continua a riguardare quelle immagini. Sempre legato alla città d’acqua che gli ha cambiato la vita. E si racconta, da doppio ex, nella settimana di Brescia-Venezia. «L’ultima volta che sono tornato in centro storico è stato a luglio: impressionante vederlo così vuoto. A Venezia mi sono sposato e ho avuto una figlia, che ora ha 22 anni e vive a Marcon. Quindi mi sono fatto un bel giretto insieme a lei, mostrandole i luoghi del mio passato».


Fino allo stadio?

«Per forza. Eh, il vecchio Penzo: quanti ricordi. Ma prima siamo passati vicino alla Strada Nova: “Vedi”, dissi alla mia bambina. “Qui c’era il fan club in mio onore”».

Il famoso Lello Cerbone Fioi de Cannaregio.

«Ci venivo tutti i mercoledì, le cene insieme ai ragazzi. Ormai purtroppo non c’è più da anni, ma rimane una soddisfazione enorme. E si è emozionata anche mia figlia mentre glielo raccontavo».

Un fan club così non l’hanno avuto neanche Maniero e Recoba.

«Dopo di me il Venezia è arrivato in Serie A. Ma un’emozione come quella contro la Juve, penso che i tifosi non l’abbiano più provata».

Torniamo a quel mercoledì sera: 27 ottobre 1993, secondo turno di Coppa Italia.

«Magico. Lo stadio stracolmo già un’ora prima della partita: mi riguardo ancora i video di quelle curve altissime e un po' pericolose. Dopo il pareggio dell'andata ci credevamo. Ventura, il nostro allenatore, ci fece capire che eravamo in grado di farcela. E non siamo andati avanti per un episodio: abbiamo fatto 4 gol alla Juve di Baggio, Marocchi, Ravanelli».

Il quarto fu un capolavoro: cross di Campilongo, sponda di Bortoluzzi, acrobazia di Cerbone all’incrocio.

«Così bello, in un momento così. Sono stato bravo e fortunato a crederci: rimarrà negli annali del Venezia. E nella mia carriera ho giocato davanti a 80mila persone, ho segnato all’Olimpico al 90’. Ma quella è stata l’emozione più forte e coinvolgente di tutte».

Il postpartita invece?

«Mi ricordo la delusione di Baggio: il più grande e affascinante di tutti. Quella sera il piccolo Venezia era stato superiore alla sua Juve. Noi ci guardavamo nello spogliatoio, tra incredulità e gioia: Zamparini in prima fila».

Non solo contro i bianconeri: Cerbone col Venezia ne ha segnati 35, nella top-10 di sempre.

«E me li ricordo tutti».

Piccolo test in tema Serie B: Venezia-Brescia?

«3-0 nel ’96, con mia doppietta sotto la curva nella ripresa. Impossibile da dimenticare, anche perché nel 1999 sarei andato a giocare proprio al Brescia. Centrando la promozione in Serie A: fu un anno particolare, misi la squadra davanti a tutto e finii a fare il centrocampista. Un esempio di sacrificio che oggi insegno ai miei ragazzi».

E sabato al Rigamonti si affrontano le sue ex.

«Le seguo sempre, soprattutto il Venezia. Squadra solida: la miglior difesa della B e tanta qualità davanti. 7 partite non sono del tutto indicative, ma danno un’idea: Zanetti ha posto le basi per fare qualcosa di importante. Non era facile dopo tante novità, ora può puntare ai playoff. Il Brescia invece riparte dalla retrocessione, con buoni propositi. Ma in questo momento è un po’ meno squadra del Venezia».

Il futuro degli arancioneroverdi l’ha pronosticato. Il suo?

«Andare a vedere una partita al Penzo: manco da troppo tempo, sarà la prima cosa che farò appena riaprirà al pubblico. E ho promesso che porterò anche mia figlia». —



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