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"Avere 16 anni e vincere l'oro al Mondiale, che emozione!"

Antonio Fantin, di Bibione, ha raccolto altre quattro medaglie e ora sogna la Paralimpiadi di Tokyo 2020

BIBIONE. Venerdì notte all’aeroporto Marco Polo di Tessera, di ritorno dal Messico, è stato accolto come un eroe dai suoi tifosi. Poi, all’arrivo a Bibione, i caroselli di auto strombazzanti e una grande festa, con oltre 200 persone ad aspettarlo sotto il tendone in piazzale Zenith. Bibione è in tripudio per il suo campione del mondo. Antonio Fantin, 16 anni, al suo esordio, ha vinto cinque medaglie ai Mondiali assoluti di nuoto paralimpico, che si sono svolti a Città del Messico. Nel suo bo ...

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BIBIONE. Venerdì notte all’aeroporto Marco Polo di Tessera, di ritorno dal Messico, è stato accolto come un eroe dai suoi tifosi. Poi, all’arrivo a Bibione, i caroselli di auto strombazzanti e una grande festa, con oltre 200 persone ad aspettarlo sotto il tendone in piazzale Zenith. Bibione è in tripudio per il suo campione del mondo. Antonio Fantin, 16 anni, al suo esordio, ha vinto cinque medaglie ai Mondiali assoluti di nuoto paralimpico, che si sono svolti a Città del Messico. Nel suo bottino personale ci sono un oro nei 400 metri stile libero S6, due argenti e due medaglie di bronzo. Con lui si è complimentato anche il vice governatore Gianluca Forcolin.

Partiamo dall’epilogo, ti aspettavi una festa così?

«Ringrazierò sempre i miei amici, la mia famiglia e tutti i cittadini di Bibione perché, fin da quando mi sono ammalato a tre anni e mezzo, sono stati vicini a me e per qualsiasi cosa sono pronti a supportarmi. Devo ringraziarli anche per la festa, mai mi sarei aspettato un’accoglienza così grande. Sono nato e ho sempre vissuto a Bibione. Sono orgoglioso di essere di Bibione e veneto».

Che sensazioni hai riportato a casa dal Messico?

«Le emozioni dal punto di vista sportivo sono state veramente forti. Essere sul tetto del mondo così giovane, a 16 anni, penso sia un’emozione che pochi provano. Ma auguro di viverla al maggior numero possibile di persone, perché è unica. È stata un’impresa che mai mi sarei aspettato di realizzare a inizio stagione. Ringrazio il mio allenatore Roberto Vangelista, tutto lo staff tecnico azzurro che mi ha convocato e i miei compagni di squadra ai Mondiali, che sono più grandi di me e mi hanno fatto sentire a casa. Sono fiero di aver fatto parte di un gruppo così unito e bello».

Sul podio ti abbiamo visto con i capelli tutti rasati…

«In squadra eravamo due matricole tra i maschi e tre matricole femmine. Inizialmente a noi maschi i compagni più grandi ci avevano rasati a tratti, avevamo un taglio particolare di capelli. Poi prima delle gare lo staff tecnico ha voluto che ci sistemassimo, rasandoci completamente, perché eravamo osceni. Grazie a tutti i miei compagni, perché anche attraverso questo rito mi hanno fatto sentire a casa».

Raccontaci la gara in cui hai vinto la medaglia d’oro.

«All’arrivo, dopo aver toccato la piastra, non mi ero neppure reso conto di aver vinto. È un’emozione talmente grande che ci vuole un po’di tempo per metabolizzarla. È stata la gara più bella, anche per aver battuto un campione come Francesco Bocciardo, che alle Paralimpiadi di Rio 2016 aveva vinto l’oro proprio su questa distanza. Già dalle prime bracciate lo avevo visto molto lontano. La mia strategia di gara è sempre partire un po’più lento per andare più forte nel finale. Ma mai mi sarei aspettato un recupero così grande».

Quanto sacrificio c’è dietro a un risultato così importante?

«Ci sono tanto sacrificio, tanta voglia di fare, ma anche tanto amore per il nuoto, che è uno sport molto difficile. E molto lavoro con il mio allenatore. Parliamo anche di due ore e mezzo di allenamento per dieci volte alla settimana in estate e sei d’inverno. Vincere veramente non è conquistare una medaglia, ma dare il massimo. Certo, in una competizione così importante come i Mondiali si guarda alla medaglia. Ma all’arrivo sono davvero contento se ho dato tutto, perché so di aver messo in pratica il lavoro e i frutti che ha portato il mio allenamento».

Il prossimo obiettivo sono le Paralimpiadi di Tokyo 2020?

«Credo sia un obiettivo sperato da tutti, perché l’Olimpiade e la Paralimpiade sono il massimo coronamento della carriera di un’atleta. Ma pensiamo a una tappa alla volta. Nei prossimi giorni parteciperò al Meeting internazionale di Brescia, poi andrò finalmente in vacanza dopo 13 mesi di lavoro. E a gennaio riprenderò con una nuova stagione che ci porterà, almeno speriamo, agli Europei di Dublino 2018».

Il tuo primo tifoso è il parroco di Bibione, don Andrea.

«Don Andrea Vena, fin da quando è arrivato a Bibione, è stato un grande amico di mio nonno. Don Andrea si è sempre interessato a me. È stato al mio fianco, fin da quando mi sono ammalato. Mi ha visto crescere e anche per questo penso sia così fiero di me».

Sportivo, ma non solo. Frequenti il liceo scientifico.

«Il nuoto e l’attività agonistica mi aiutano molto a organizzare la giornata. Evito di perdere tempo, cerco di concentrarmi e fare tutto abbastanza velocemente per coniugare entrambe le cose. Condivido quasi sempre le passioni con i miei amici. D’estate, quando posso, mi piace praticare barca a vela a Lignano insieme al mio amico Mauro».

In Messico ti abbiamo visto con la maglietta dell’Avis.

«Devo ringraziare anche l’Avis di Bibione perché, attraverso la figura di Ervino Drigo, è stata al mio fianco fin dall’inizio della mia storia. Mi hanno sempre invitato agli eventi e quest’anno mi hanno regalato la loro maglietta. L’ ho portata prima agli Europei giovanili a Genova e poi a Città del Messico. Ed è stata un porta fortuna».

Finiamo con le doverose dediche delle medaglie.

«Ai miei nonni, che dal Cielo mi aiutano e mi sostengono sempre. Alla mia famiglia, che mi ha sempre seguito: mamma Sandra, papà Marco e mia sorella Anna. Papà è più premuroso, si raccomanda sempre di stare attento. Mamma invece mi porta dappertutto, è venuta fino in Messico con me. E poi una dedica al mio allenatore, con cui ho intrapreso un percorso incredibile, ai miei amici e a tutta la comunità di Bibione».

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