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«Da Monaco a Caorle, bella impresa»

Scanferlato e Scapolan (Team Bellato Peseggia) raccontano il loro tour in bici

PESEGGIA. «Dai monti al mare». Così Stefano Scapolan e Vittorio Scanferlato del Team Bellato di Peseggia di Scorzè hanno voluto chiamare il loro primo tour ciclistico che li ha portati da Monaco di Baviera fino a Caorle attraverso la Bavarica Tyrolensis. Cinque giorni di fatica e grandi emozioni in mezzo alla natura incontaminata delle Dolomiti. «Nella prima tappa» raccontano «abbiamo optato per il percorso ad ovest dell’Isar passando per Bad Tolz, raggiungendo il lago di Sylvenstein, il più ...

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PESEGGIA. «Dai monti al mare». Così Stefano Scapolan e Vittorio Scanferlato del Team Bellato di Peseggia di Scorzè hanno voluto chiamare il loro primo tour ciclistico che li ha portati da Monaco di Baviera fino a Caorle attraverso la Bavarica Tyrolensis. Cinque giorni di fatica e grandi emozioni in mezzo alla natura incontaminata delle Dolomiti. «Nella prima tappa» raccontano «abbiamo optato per il percorso ad ovest dell’Isar passando per Bad Tolz, raggiungendo il lago di Sylvenstein, il più grande del Tirolo, per concludere la prima giornata ad Achensee. Qui purtroppo la ciclabile non era ben segnalata e questo ci ha portato fuori percorso di circa 30 chilometri». La seconda tappa si è articolata da Achensee a Vipiteno, i due hanno toccato Wattens, la città dello Swarovsky, hanno fatto una pausa in centro ad Innsbruck per poi arrivare a Vipiteno. La terza tappa ha visto i due ciclisti affrontare il percorso che da Vipiteno porta a Pieve di Cadore passando per Fortezza, Brunico, la Val Pusteria, Dobbiaco per poi puntare verso Cortina e concludere la giornata a Pieve di Cadore. Penultima tappa da Pieve di Cadore a Caorle percorrendo la “Cavalera”, vecchia strada che toccava Cortina, Ponte nelle Alpi, Sella Fadalto, Vittorio Veneto, Conegliano, Oderzo e arrivo al mare di Caorle. «Infine il ritorno a casa a Peseggia» concludono Scapolan e Scanferlato «dopo 660 km di divertimento, assistiti da un clima invidiabile senza pioggia, tranne un breve scroscio a Vipiteno. In questa nostra prima esperienza è stato interessante scoprire il contatto con la natura e abbiamo notato che l’Italia necessita prima di tutto di percorsi ciclabili fuori dai centri urbani utilizzabili dalle famiglie con i bambini, creando così la cultura della mobilità in bicicletta». (g. pir.)