Nata a Portogruaro, vive a Trieste Marta Zanetti “dottoressa” di vela

VENEZIA. Arriva dalla vela azzurra un’altra speranza di medaglia per le Paralimpiadi che iniziano oggi in Brasile. Speranza che fa rima con Marta Zanetti, 42enne di Portogruaro in forza al gruppo...

VENEZIA. Arriva dalla vela azzurra un’altra speranza di medaglia per le Paralimpiadi che iniziano oggi in Brasile. Speranza che fa rima con Marta Zanetti, 42enne di Portogruaro in forza al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle dallo scorso anno. Marta Zanetti è da sempre una grande appassionata di sport. Prima di approdare alla vela si è dedicata per anni al tennistavolo, dove ha ottenuto numerosi successi. In seguito all’amputazione della gamba destra a causa di un incidente stradale, l’atleta portogruarese non ha abbandonato il suo amore per lo sport al quale, tra lo sci e la bicicletta, si dedica anche nel tempo libero.

A partire dalle Paralimpiadi di Londra 2012 la carriera sportiva di Marta Zanetti è diventata sempre più importate. Dopo il quinto posto ottenuto in occasione dei Giochi londinesi, nel 2013 insieme al suo compagno di navigazione Marco Gualandris, ha conquistato un argento ai Mondiali di Kinsale, in Irlanda. Nel 2014 e nel 2015 sono poi arrivate altre due medaglie di bronzo: la prima alla rassegna iridata di Nova Scotia e la seconda in quella di Melbourne.

Velista della classe Skud 18 punta al podio anche in Brasile. Per amore e per lavoro da anni Marta Zanetti vive a Trieste. Laureata all’Università di Ca’ Foscari a Venezia, a cui ha aggiunto un master, si occupa ora di sostenibilità alle Assicurazioni Generali. La Società Triestina della Vela le ha messo a disposizione spazi e attrezzature, e Marta Zanetti non si è mai tirata indietro, crescendo tecnicamente giorno dopo giorno, mostrando tutta la sua classe e la tenacia che l’ha sempre contraddistinta nella vita privata e nello sport. Di recente, parlando della vela in Italia ha osservato: «In questo Paese siamo indietro anni luce, e mi riferisco alla cultura della vela per disabili. Ho visto timonieri paraplegici spostare il timone con la lingua e andare in mare con venti nodi di vento. Qui, per quanto in questi vent’anni molto sia cambiato, ancora la vela è distante dal mondo dei disabili ed è un peccato. Poi in barca salgo senza le protesi. Sono io senza barriere e mi diverto tantissimo». (s.b.)

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