Bebe Vio, missione medaglia d’oro

Scherma. La campionessa veneziana grande favorita nel fioretto individuale e a squadre anche senza le russe

VENEZIA. Dopo essersi messa al collo quest’estate la medaglia più importante, quella della maturità scolastica, Beatrice Bebe Vio può ora puntare senza altri pensieri alla doppietta d’oro nel fioretto paralimpico. Se già partiva con i favori del pronostico lo scorso mese di luglio, la successiva esclusione della Russia dalle Paralimpiadi di Rio de Janeiro ha tolto dalla pedana alcune delle potenziali avversarie più pericolose. Ma la medaglia in categoria B individuale dovrà comunque sudarsela, anche se la giovanissima schermitrice veneziana di paura non ne ha. Nel corso della sua ultima stagione ha praticamente vinto tutto quel che poteva a livello individuale, comprendendo i Mondiali di Eger (Ungheria) e gli Europei di Casale Monferrato. E poi titolo italiano e numerose gare di Coppa del Mondo che l’hanno eletta a protagonista assoluta del panorama internazionale della scherma paralimpica, e anche quale vera punta di diamante della spedizione azzurra in Brasile che, da oggi, sarà alle prese con le varie gare in programma.

La scherma è in calendario dal 12 al 17 settembre e, oltre alla prova individuale, per Bebe ci sarà anche quella a squadre. In pedana salirà assieme a Loredana Trigilia e Ionela Andreea Mogos. Dovessero davvero arrivare anche le medaglie più pregiata in questa XV edizione dei Giochi Paralimpici, a soli 19 anni Beatrice Vio potrebbe già dire di aver vinto tutto nella scherma della sua categoria di fioretto. Una regina assoluta della specialità, protagonista dentro e fuori dagli impianti sportivi con serenità e caparbietà che hanno pochi eguali. Dopo la meningite fulminante che in giovane età le causò l’amputazione ad avambracci e gambe, con la famiglia da anni è impegnata con la sua Art4sport, onlus di sostegno all’integrazione sociale tramite la pratica sportiva di quei bambini che abbiano subìto amputazioni. Prima della partenza diceva: «Non mi aspettavo una annata come questa, e se ripenso alla prima opportunità di qualificarmi per Rio, e a come ho tirato a Varsavia lo scorso anno, mi arrabbio ancora. Sono stata un pollo, mi sono girate le scatole e ho rosicato per quel risultato negativo. Dovevo mettermi più di impegno e affrontare la cosa diversamente, crescendo anche in questo. Non ho più preso alla leggera le cose e i risultati si sono visti». E lo spirito olimpico in Bebe Vio è quanto mai incarnato. Basti pensare alla tesina di maturità incentrata sulle sue idee di logo per le eventuali Olimpiadi e Paralimpiadi di Roma 2024, ma anche la sua voglia di guardare oltre, vedendosi quattro anni più tardi candidata alla presidenza del Coni. Una ragazza d’oro, che quel metallo così prezioso vuole mettersi al collo anche in Brasile tra pochi giorni e, non una, bensì due volte.

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