Trevisan e Cagnati, dalla touche all’altare

L’estremo sandonatese ex Benetton e il tallonatore ex Veneziamestre hanno risposto alla chiamata del Signore

MESTRE. “La chiamata”, se nella vita ti capita di essere un giocatore di rugby, è quella che ti urlano in faccia il leader della touche in rimessa laterale o il mediano di apertura prima di lanciare un attacco veloce, solitamente criptata tra sequenze numeriche alla Fibonacci o combinazioni grottesche di nomi che vanno dalle capitali asiatiche a tutti i possibili tagli di bistecche di gnu. Con quelle chiamate, Ruggero e Daniele hanno convissuto per anni, il primo incursore nei trequarti, il secondo con la maglia numero 2 di tallonatore. Ruggero di cognome fa Trevisan, atleta nato e cresciuto nel Rugby San Donà prima di passare al professionismo del Pro12 con le franchigie federali degli Aironi e delle Zebre, oltre che con la Benetton Treviso fino alla scorsa stagione. Daniele, invece, di cognome fa Cagnati, e le sue maglie, più modestamente ma non meno orgogliosamente, hanno avuto prima i colori dello Jesolo, la sua città, il suo primo club, poi quelli del Veneziamestre, ultima tappa agonistica di una carriera chiusa per i postumi di una spalla lussata.

Vite ovali vissute su binari paralleli, la prima sui più prestigiosi palcoscenici nazionali e internazionali, la seconda su quei campi delle serie minori che costituiscono ancora la vera ossatura di tutto il movimento. Una passione invincibile per entrambi, con traiettorie simili, ma distantissime l’una dall’altra, arrivate però paradossalmente ad incrociarsi non appena messo piede fuori dal rettangolo di gioco e nel contesto più impensabile, quello del seminario sacerdotale.

Con Trevisan temporaneamente non raggiungibile a causa dei nuovi impegni, tocca così alla storia di Daniele Cagnati il compito di raccontare. Una passione enorme, quella di Daniele per la palla ovale, con le centinaia di partite vissute dentro uno stadio o alla tv con gli amici, tra Sei Nazioni e test-match anche se le scarpe erano ormai appese al chiodo. In parallelo, però, a quell’amore così profondo si faceva spazio dapprima con un sussurro, poi con una voce sempre più grossa, un’altra chiamata, quella con la "C" maiuscola, quella che ti sconvolge l’anima assieme con dolcezza e con fermezza, quella che in una società come la nostra sembra essere brutalmente fuori posto. «Il rugby, gli amici, lo studio, le morose: la mia vita è sempre stata quella di un ragazzo normalissimo», racconta Daniele, passato dalle scarpe chiodate all’abito nero.

«Semplicemente, il mondo della parrocchia mi aveva attratto fin da piccolo, per un certo periodo assorbendomi talmente tanto con le varie attività da dovermene staccare per non interferire con gli altri impegni. Poi, un giorno, ho sentito che quell’attrazione era maturata in qualcosa di più importante, e ho deciso di seguirla arrivando dove sono ora». Un promettente percorso di studio nel canto lirico, con tanto di provino con il maestro di Andrea Bocelli, il lavoro nello studio di un commercialista: tutto passa in secondo piano, quando “la chiamata” alza la voce. Ora, il seminario al Patriarcato di Venezia, due anni già trascorsi per la “verifica vocazionale”, e altri quattro davanti per completare il passaggio verso l’ordinazione: di sfondo, una famiglia che non ha ancora digerito del tutto questa decisione. «Diciamo che siamo ancora in fase di assestamento... Si tratta di una scelta non facile, questo lo capisco, ma alla fine per quanto ci sia stato molto a pensarci sopra, mi sono dovuto arrendere. La mia vita è questa, ora, e credo che il coraggio di seguire la mia vocazione abbia molto in comune con quello che mi serviva quando ero in campo, tra fango e mischie crollate».

Daniele aspetta nei prossimi giorni di incontrarsi con Ruggero, sfruttando un comune amico in abito talare: «Sarà interessante condividere con lui pensieri e riflessioni sulle nostre rispettive scelte, partendo da un’esperienza in comune come quella del rugby», dice l’ex tallonatore con la sua voce decisa e sincera. «Quasi quasi porto un pallone, hai visto mai che non ci scappi qualche passaggio con un campione come lui...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Il supercomputer più veloce del mondo di Meta-Facebook

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi