Korablin retromarcia, Venezia in bilico

Calcio Lega Pro. Il presidente si nega, da un suo collaboratore una serie di no a Scibilia. Tensione e preoccupazione

MESTRE. Dopo le promesse, a voce, seppur a distanza di chilometri, Yuri Korablin ritorna a nascondersi. Quello di ieri doveva essere il giorno del confronto telefonico tra il presidente e il direttore generale Dante Scibilia: il contatto c’è stato, ma dall’altra parte del filo c’era solo un collaboratore di Korablin e le parole non sono state per nulla incoraggianti. «Mi aspettavo di parlare con lui e che mi desse risposte precise» riferisce Dante Scibilia, «invece siamo ritornati nell’incertezza generale: non si sa quando e se arriva, non si sa quando e se arriveranno i soldi, non si quando potremo parlare di persona. Si ripropone quel senso di non trasparenza con il quale abbiamo convissuto per l’intera stagione. Io non possiedo la palla di cristallo, Korablin è sempre stato imprevedibile e può anche capitare che entro il 30 giugno arrivi e sistemi tutto quello che c’è da sistemare, ma oggi ritorniamo nell’incertezza generale, nell’impossibilità di programmare e di conoscere il nostro futuro. Basterebbe la chiarezza, la trasparenza, anche nel caso in cui non volesse più andare avanti, ritenesse di non investire più, volesse vendere la società, ma questo avrebbe dovuto dirlo a gennaio non a metà giugno. Niente, nemmeno questo. Inoltre, due giorni fa mi dice alcune cose che fanno intravvedere a luce, ieri, e non direttamente ma da un suo collaboratore, ritorniamo indietro invece che andare avanti».

Sembra di rivedere le sequenze di cinque anni fa quando chi doveva decidere prometteva a vuoto o non si faceva trovare. «Le parole non servono più, servono i fatti, e in tempi brevi» aggiunge un preoccupato Scibilia, «se non ce la fa più, che lo dica chiaramente, almeno lo sappiamo senza tormentarci ogni giorno. Io non posso dare nessun ultimatum a Korablin, sarebbe ridicolo, però il tempo scorre inesorabile e siamo sempre al punto di partenza. Capisco anche Michele Serena che sia andato via, cosa doveva fare in questa situazione? Ha dato tutto se stesso al Venezia, come me, come De Franceschi e chi collabora con noi. Korablin, è vero, è il padrone, ma il club è anche della città e dei suoi tifosi, che ci sono sempre stati vicini e sostenuto in questa stagione, e meritano anche loro risposte concrete e non frasi fumose che cambiano da un giorno all’altro. Da un anno intero lavoriamo al buio, alla fine dell’anno cosa ci resta in mano? Niente. Assistere impotenti che la casa frana, non è piacevole per chi ci abita dentro. Adesso io ho bisogno di risposte concrete da parte della proprietà, e in tempi rapidissimi». Il tempo del parafulmine è scaduto, ma forse sta scadendo anche il tempo dell’Unione.

Michele Contessa

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