A Venezia nel '600 i primi calci a un pallone su un campo dei gesuiti

Dalla scuola tipografica della Serenissima arriva il primo manuale del nuovo sport. Il primo gol fatto ai fiorentini

VENEZIA. Il calcio come oppio per i popoli per far dimenticare le ingiustizie sociali, placare gli animi, quietare le folle. D’altronde, avendo sempre avuto un grande seguito popolare, il calcio, o meglio i giochi con la palla sono sempre stati soggetti a rigide regole, addirittura a divieti. E Venezia, in materia di regole, codici e interdizioni, nella storia del gioco del “balon” ricopre un ruolo non certo marginale. Infatti se la codificazione del moderno football è di indiscutibile origine britannica con l’elaborazione delle celebri Sheffield Rules (Regole di Sheffield) del 1857, quando venne fondato il primo club di football al mondo proprio a Sheffield, il gioco del calcio, ormai decisamente decaduto dopo gli splendori del Rinascimento, nasce e prolifera in Italia soprattutto in terra fiorentina. Ma se nel football la mani le possono usare solo i portieri, nel gioco del calcio mani e piedi erano la regola comune, e una delle prime sue definizioni si trova nel Vocabolario della Crusca, la cui prima edizione è edita proprio a Venezia nel 1612 da Giovanni Alberti di una famosa famiglia di tipografi che lavorò nella città lagunare dall’inizio del ‘500 ai primi decenni del ‘600, a testimonianza dell’eccellenza della scuola tipografica della Serenissima.

«È calcio anche nome di un gioco, proprio, e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachia, passato da’ Greci a Latini, e da’ Latini a noi». Non solo a Firenze si praticava il gioco del calcio. Testimonianze riportano di divertimenti e sfide tra i sestrieri a Venezia. I luoghi delle contese, appannaggio dei nobili lagunari, erano soprattutto Campo San Giacomo dell’Orio, e campo dei Gesuiti a Cannaregio. Ma la troppa confusione durante le partite costrinse il Consiglio dei Dieci a sospenderne la pratica nel 1711. Forse qualche lamentela, qualche protesta, storie che nel corso degli anni hanno poi sempre fatto parte del “colore” che sta attorno al calcio. Anche il popolo aveva eletto però il gioco del pallone a suo svago prediletto, ma l’interpretazione era così cruenta che si racconta della morte di due persone alla fine del 1500. Non mancavano nemmeno le scommesse, chiamate “pirie”, che “fatte venivano su tale o tal altro giocatore, e che davano molto profitto agli esperti” e l’ingaggio di giocatori provenienti da fuori Venezia. Un po’ quello che poi accadrà con il moderno football che a Venezia ebbe i suoi primi natali, è proprio il caso di dirlo, il 14 dicembre del 1907 nell’antica trattoria “Da Nane in corte dell’Orso”. Una ricorrenza storica anche per i tifosi moderni, celebrata con una serie di iniziative per il Centenario praticamente sette anni fa.

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Ma con il decadere dell’interesse del gioco del calcio, prendeva posto il gioco del pallone con il bracciale, poi divenuto così dominante da affascinare anche Giacomo Leopardi con “Ode a un vincitore nel pallone” del 1823 "Di gloria il viso e la gioconda voce, Garzon bennato, apprendi. La sudata virtude. Magnanimo campion, attendi e il core movi ad alto desio…". Non l’unico a declamare in versi la passione sferistica. Altri esempi si trovano in Edmondo De Amicis (1846 – 1908) nel suo trattato “Gli Azzurri e i Rossi” che disquisiva del gioco del pallone "Taci profano. Tu non puoi comprendere quanto noi godiamo coi sensi e con lo spirito, allo spettacolo di una partita al pallone giocata da artisti di polso", o addirittura in Goethe quando del suo “Viaggio in Italia” (1790) appuntava "… questo esercizio presenta delle pose stupende, degne di essere ritratte nel marmo. Singolarmente bello è l'atteggiamento del battitore…".

Gioco del pallone di così antiche origini da ritenere necessaria la sua prima regolamentazione addirittura nel 1555, da parte di messer Antonio Scaino, religioso di Salò. In quel trattato vengono descritte le varianti del gioco del pallone, tra cui quello appunto del bracciale che era stato introdotto per proteggere le mani dei nobili che, poco inclini al contatto con il grezzo cuoio, utilizzavano un bracciale di legno. E proprio a Venezia viene pubblicato questo primo “Trattato del giuoco della palla”, ora custodito nel “Museo Viola” a Firenze, dove si regolano le discipline sferistiche così seguite che lo stesso Scaino declama nel suo trattato: "tanto è il piacere de’ spettatori, ch'io più volte gli ho veduto in tal modo intenti che nè trar fiato, nè aprir bocca, nè batter occhi si vedevano". Un po’ quello che rischiò di accadere alle truppe di Giuseppe Garibaldi nel 1849 che, racconta un aneddoto tra storia e leggenda, dopo la caduta della Repubblica Romana rischiarono di essere sorpresi dagli austriaci mentre erano in marcia verso Venezia e stavano assistendo con sin troppa curiosità a una partita di pallone.

Il “Trattato” venne pubblicato dall’editore e tipografo Gabriele Giolito de Ferrari, che aveva bottega a Rialto, all’insegna della Fenice, e fu il primo tipografo a dar vita a collane editoriali, inventando nel contempo i mestieri di traduttore, commentatore, trattatista e curatore. Si operò fortemente per la diffusione delle opere in lingua volgare. Antica Venezia, patria di regole e civiltà.

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Il calcio e la sua classificazione partono da Venezia. Lo spunto nasce dalla visita di un museo virtuale al sito http://www.museodelbalon.it/about/", mentre il “Trattato del giuoco della palla”, da cui la narrazione del museo parte, è oggi custodito nel Museo dell’Associazione calcio fiorentina (www.museofiorentina.it). Utili informazioni sul gioco del calcio a Venezia si trovano nel libro “Il Fiore di Venezia, ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi veneziani” di Ermolao Paoletti, Venezia (1840). Così per le testimonianze del passato neroverde utile è l’opera di Sebastiano Giorgi “La storia del Venezia” (http://venicexplorer.net/tradizione/storiaveac.htm). Per la storia della pallapugno vedere la ricerca di Romano Sirotto per la Federazione de la Pelota Valenciana “Pallapugno: un grande esempio di gioco di palla in Italia”.

 

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