Venezia 1-1, ma è una squadra allo sbando

Prestazione sconcertante, la peggiore degli ultimi tempi. E il Sarego non ruba nulla. Alla fine Favarin accusa tutti

Qualche minuto per ripensare alle peggiori prestazioni del Venezia negli ultimi anni e poi sì, possiamo scriverlo: questa prova tocca il fondo, anzi, lo sfonda proprio. Comprensibile perplessità di chi non c’era, ma chi invece ha sacrificato il sabato pasquale per seguire la squadra sa che non stiamo raccontando balle. Il Venezia non perde nel punteggio, chiude 1-1 il duello con il modesto e volonteroso Sarego, ma perde tutto il resto: faccia, primato solitario (ora a braccetto col Delta) soprattutto una grande fetta di credibilità. Questa squadra vista al “Tizian” di San Bonifacio ha dato l’idea di essere una squadra allo sfascio, incapace di fare tre passaggi di fila, amorfa, senza identità di gioco, senza fiato in confusione di idee. Ma se è prima in classifica, che calcio si gioca in serie D? In più, alla fine l’allenatore che spara accuse violente contro i giocatori e contro il suo predecessore. Accuse pesantissime («giocatori senza palle, non c’è nemmeno un leader capace di alzare la voce in spogliatoio, e via ancora testimoniato da riprese televisive, vuoi mai che siano i giornalisti ad inventare...).

Il Nulla assoluto. Una lunga premessa, anche perché della partita c’è poco da raccontare. Un primo tempo indecoroso, nel quale l’unica nota è nella doppia ammonizione (due gialli in tre minuti, 24’ e 27’, complimenti) di Pippo Casagrande, che lascia i suoi in dieci. Ma non è un alibi manco questo. Perso un centrocampista, Favarin mette Marcolini, togliendo Essoussi, uno che sta attraversando un buon momento. Mah.

Due lampi. Nel quarto d’ora di intervallo si scatena il diluvio universale, poi riprende la partita e resta la valle di lacrime. Eppure il gol salta fuori. Al 6’, corner di Scantamburlo, Oliveira ci mette la testa, il portiere tenta un volo goffo e la palla va dentro. Respiro. Ma al 18’ c’è il pareggio: altro corner, mischia, Vianello tocca per Casolin e palla in rete. Applauso al Sarego, che con una squadra senza pretese e senza un proprio campo in otto giorni frena Legnago e Venezia, presunte forti.

Senza attenuanti. È vero che il Venezia gioca in dieci, ma via, non raccontiamoci le fiabe. Aspettiamo il famoso quarto passaggio di fila, che mai arriva. O magari il rigorino che a volte c’è ma qualche volta no e magari Pasqua è tempo di regali. Picche. E allora? Gente che scivola, qualcuno non corre, due tiri fuori porta (Ciaramitaro e Florean), quasi quasi va più vicino al 2-1 il Sarego che prima con Santaniello e poi con Vianello permette al giovane Gallo (portiere al debutto) di uscire dallo stadio con la maglia sporca e la coscienza pulita.

Fuochi d’artificio. Torniamo daccapo, ai fulmini del post partita. Per la cronaca, dopo che per l’ennesima volta sono i tifosi a catechizzare a muso duro la squadra, davanti a tutto il pubblico che sfolla. La società resta a guardare, magari minimizzando questo pomeriggio di un giorno da cani da spiegare con il campo pesante, la squadra in dieci e l’arbitro con la sorella disonesta.

Sveglia. O si resta in D.

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