Pensionati e Manager della sanità veneta: esposto del sindacato Cub alla Guardia di finanza

Il sindacato di base Cub ricorda che «la legge Madia 124/2014 ha posto un esplicito divieto alle pubbliche amministrazioni di attribuire incarichi direttivi, dirigenziali, di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza»

VENEZIA. Direttori generali e dirigenti della sanità veneta che percepiscono la pensione, perché hanno concluso la loro vita lavorativa, e anche l’indennità connessa al loro ruolo, di grande responsabilità e centrale ma che – parrebbe – dovrebbe essere prestato a titolo gratuito da un pensionato pubblico.

Questa circostanza viola la legge (è l’assunto in base al quale è stata aperta un’indagine in Basilicata su una situazione gemella da parte della Corte dei Conti)? E, specialmente, questa circostanza genera un danno alle casse pubbliche? Perché in tal caso ne deriverebbe la necessità di sanzionare il comportamento irregolare, sul piano amministrativo e forse anche penale.

Sono questi, in estrema sintesi, gli interrogativi contenuti in un esposto indirizzato alla Guardia di finanza di Venezia nonché alle procure della repubblica del Veneto da parte del sindacato Cub: lo rende noto la segretaria veneta, la vicentina Maria Teresa Turetta.

«Abbiamo appreso dalla stampa» è scritto in una nota «che in Basilicata sono in corso indagini della magistratura, si parla di magistratura erariale al momento, per l’incarico di direttore generale dell’Usl di Potenza affidato al dottor Giampaolo Stopazzolo, già dirigente apicale della sanità vicentina. Le indagini, da quanto si apprende, sono volte a verificare se ci si trovi di fronte ad un indebito trattamento visto che la pensione e lo stipendio del dirigente vicentino sono cumulati». Secondo la stampa lucana, del caso si sarebbe interessata anche la magistratura penale.

Facendo riferimento a quanto letto sui giornali veneti, invece, il Cub scrive che «pare che ci siano casi simili che riguardano le direzioni di alcune Ulss venete.

Si parlerebbe in tal senso del direttore dell’Azienda ospedaliera di Padova dottore Giuseppe Dal Ben, del direttore dell’Ulss 2 Treviso dottore Francesco Benazzi, del direttore dell’Ulss 3 Serenissima in Venezia dottor Edgardo Contato, del direttore dell’Ulss 8 Berica di Vicenza dottoressa Giuseppina Bonavina, del direttore della Fondazione Scuola di sanità pubblica di Padova dottore Francesco Cobello. Lo stesso dicasi per il direttore generale della sanità in Regione Veneto ossia il dottore Luciano Flor».

Proprio quest’ultimo, rimarca ancora Turetta avrebbe ammesso di essere «a conoscenza delle indagini in Basilicata» tanto che avrebbe dichiarato di avere avviato alcune verifiche sulle singole posizioni dei manager della sanità veneta. «Immaginiamo noi» rimarca Turetta con una certa qual ironia «che tale verifica interessi anche la sua posizione personale».

Il sindacato di base Cub ricorda in questo senso che «la legge Madia 124/2014 ha posto un esplicito divieto alle pubbliche amministrazioni di attribuire incarichi direttivi, dirigenziali, di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza». Per queste ragioni la Cub il 20 giugno ha presentato un esposto, ventidue pagine fitte di citazioni normative e ritagli di stampa, alla Guardia di finanza di Venezia e alle singole procure della Repubblica del Veneto, ricordando infine che lo stipendio da dirigente si aggira sui 130 mila euro l’anno.

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