Effetto Green pass obbligatorio in Veneto, raddoppiate in un giorno le prenotazioni del vaccino

Ansa

Situazione analoga alla Lombardia, in un solo giorno sfiorate le diecimila richieste contro le scarse cinquemila del giorno precedente. 

VENEZIA. La Regione Veneto ha diffuso nella tarda serata del 17 settembre una tabella relativa all’incremento giornaliero prenotazioni vaccini anti-Covid19 da cui si deduce facilmente l’effetto del Green Pass obbligatorio. Come vedete qui sotto, il 17 si sono registrate 9.571 prenotazioni contro le 4.666 del giorno precedente. Da inizio settembre l’andamento è sempre stato questo, attorno alle quattromila prenotazioni con picco di 5.061 ma anche giornate sotto quota duemila.

Una situazione dle tutto analoga si è verificata in altre regioni italiane a partire dalla Lombardia, dove i numeri comunicati dal settore Welfare della Regione, del resto, sono difficilmente equivocabili: il 15 settembre ci sono state 6.231 prenotazioni, il 16 sono diventate 13.791 e a metà del pomeriggio di oggi erano già 11.539, con dati ancora parziali e a due terzi della giornata.

Le aziende con meno di 15 dipendenti potranno sostituire temporaneamente il lavoratore senza green pass. E lo stop allo stipendio scatta fin dal primo giorno in cui il dipendente si presenta sul luogo di lavoro privo del certificato. Sono i primi chiarimenti arrivati da Palazzo Chigi dopo il decreto legge approvato.

C'è ora un mese di tempo per sciogliere i tanti nodi che il provvedimento consegna alle amministrazioni pubbliche e alle imprese private: dall'incrocio dell'obbligo del Green pass con il ritorno al lavoro in presenza alla difficile organizzazione dei servizi di forze dell'ordine e vigili del fuoco, all'allungamento della validità del tampone molecolare fino a 72 ore contestato dagli esperti. Intanto, c'è stato il via libera dal Consiglio di Stato alla certificazione, la cui richiesta non viola la privacy ed è legittima. Entro lunedì il decreto - dopo la firma del capo dello Stato - sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

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L'obbligo della certificazione verde entrerà in vigore dal 15 ottobre fino al 31 dicembre, con l'obiettivo di scardinare lo zoccolo duro dei no vax innalzando la quota di immunizzati che ha superato i 40 milioni, pari al 68% dell'intera popolazione (il 76% tenendo conto di quella vaccinabile). In Piemonte si registra già un effetto green pass, col raddoppio delle prenotazioni rispetto ad una settimana fa. Le adesioni accelerano anche in Liguria. «È un provvedimento drastico ma è indispensabile per raggiungere l'80% di immunizzazione», spiega la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini.

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«O ti vaccini o ti tamponi, non mi sembra una violenza inaccettabile», osserva da parte sua il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Tante le novità del dl. Nelle piccole imprese con pochi addetti, ad esempio un bar, può bastare un solo dipendente senza pass per bloccare l'attività. Ecco, quindi, che viene consentito al datore di lavoro di un'azienda con meno di 15 dipendenti di sostituire temporaneamente il lavoratore privo di certificato verde.

«Nel pubblico, il personale che comunicherà di non avere il green pass o che non sarà in grado di esibirlo all'accesso al luogo di lavoro sarà considerato assente ingiustificato. Dopo 5 giorni di assenza, scatta la sospensione mentre la retribuzione non sarà dovuta fin dal primo giorno di assenza. Il decreto non prevede conseguenze disciplinari nè il licenziamento. Sanzione da 600 a 1.500 euro per chi è colto senza pass sul luogo di lavoro. Analogo iter per il privato, tranne che per la sospensione dopo 5 giorni di assenza. Critiche arrivano da Confcommercio, che parla di norma oscura e di difficile applicazione.

«Perchè - chiede Guido Lazzarelli dell'associazione - la sospensione del lavoratore scatta solo al quinto giorno? Perchè la sostituzione a termine dura solo 10 giorni e che succede se all'undicesimo giorno decido una proroga di un contratto a termine? Auspichiamo - aggiunge - che arrivino in tempi brevi i necessari chiarimenti interpretativi».

Ci sono poi da considerare lavoratori pubblici 'particolarì, come le forze dell'ordine e i vigili del fuoco. In polizia si contano, ad esempio, 17mila non vaccinati su 97mila. Una quota di non vaccinati ha comunque avuto il Covid. Tra la polizia penitenziaria, spiega la Uil Pa, in 13mila non hanno fatto ancora la prima dose, più di un terzo del totale.

«Cosa succederebbe - chiede il sindacato - in caso di sospensioni dal servizio che si andrebbero a sommare alla gravissima deficienza degli organici già esistente?».

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Problemi analoghi potrebbero riguardare le altre forze di polizia e i vigili del fuoco: la distribuzione dei no vax non è omogenea, ci sono concentrazioni in alcune regioni piuttosto che in alcuni reparti e quindi potrebbe essere non agevole organizzare un adeguato presidio del territorio. Il sindacato Silp Cgil ha così chiesto un incontro urgente al capo della Polizia, Lamberto Giannini, proprio per verificare l'impatto del decreto che determinerà «profondi cambiamenti nell'organizzazione del lavoro nella nostra Amministrazione».

Altro capitolo da affrontare è quello dello smart working: ci sarà una quota di personale no vax che chiederà il lavoro agile proprio nel momento in cui il ministro Brunetta ha auspicato un ritorno massiccio al lavoro in presenza nel pubblico impiego. Nel privato il tema è rimandato a singoli accordi delle aziende.  Chi non vuole comunque vaccinarsi potrà fare il tampone. Maurizio Landini (Cgil), Lugi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) continuano a chiedere la gratuità dei test che «non possono essere a carico dei lavoratori».

E si discute inoltre sull'ammissione dei tamponi salivari. «Se il Cts e le evidenze scientifiche ci diranno che offre sufficienti garanzie da poterlo introdurre come requisito nel green pass - spiega il sottosegretario alla Salute Andrea Costa - per noi si tratterebbe di avere uno strumento in più». 

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