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Sanitari no-vax, sono 17 i medici di famiglia sospesi finora nel Veneto. Un’altra decina è in bilico

Hanno rifiutato immotivatamente il vaccino contro il Covid. Per questo, non potranno esercitare la professione fino al 31 dicembre e non riceveranno nemmeno lo stipendio

VENEZIA. C’è il medico di Cervarese Santa Croce, nel Padovano, l’unica dottoressa di base del paese. E c’è il medico di Camponogara, roccaforte dei No vax veneziani. C’è il dottore afferente all’Usl bellunese, ma che opera nel Padovano, e poi c’è il condotto di Concordia Sagittaria. In totale, sono 17 i medici di famiglia veneti che nelle ultime settimane si sono visti recapitare la doppia lettera di sospensione: dall’Usl di appartenenza e dall’Ordine dei medici. Hanno rifiutato immotivatamente il vaccino contro il Covid. Per questo, non potranno esercitare la professione fino al 31 dicembre e non riceveranno nemmeno lo stipendio.

Senza contare che alla sospensione di un medico corrisponde la redistribuzione dei suoi pazienti tra i colleghi, con l’innalzamento oltre il limite del massimale degli assistiti seguiti, che sempre più spesso è elevato da 1.500 a 1.800. Una situazione di crisi in una regione che già il 23 luglio contava 455 zone carenti, aumentate ancora in questo mese e mezzo.

«La condizione è seria, anche perché soltanto il 45% dei medici di base veneti lavora in un ambulatorio di medicina di gruppo integrato. Operare in queste condizioni è sempre più difficile» denuncia Maurizio Scassola, presidente Fimmg. Tra i sanitari sospesi perché no vax, due lavorano nell’Usl veneziana e altrettanti nell’azienda sanitaria trevigiana, ci sono la famosa dottoressa della provincia di Padova e un medico del Bellunese. Ma i numeri potrebbero presto aggiornarsi, considerando i sette provvedimenti in bilico nel Veronese e i quattro nel Veneziano.

La condanna, dai presidenti delle sezioni provinciali dell’Ordine dei medici, è unanime. «Non riesco a capire come una persona che ha studiato medicina possa rifiutare il vaccino contro il Covid» sbotta Giovanni Leoni, presidente veneziano e vicepresidente nazionale. «Ho chiamato i medici sospesi: c’è chi non mi ha nemmeno risposto, ma anche chi ha deciso di vaccinarsi».

Nel Bellunese, ad esempio, dei due camici bianchi sospesi, uno ha cambiato idea, non appena ricevuto il provvedimento. Si tratta di un dentista, che ora è stato riammesso a esercitare la professione. «Il numero di sospensioni tra i medici della nostra provincia è molto basso, perché l’Usl delle Dolomiti sta procedendo piuttosto lentamente con la valutazione delle posizioni» spiega Stefano Capelli, presidente dell’Ordine bellunese. Un dato piuttosto è l’età media dei sanitari no vax, quasi tutti sopra la cinquantina.

Nella provincia di Padova, la sola sospensione tuttora in piedi è quella di Dina Sandon, l’unica dottoressa del piccolo paese di Cervarese Santa Croce, neanche 6 mila abitanti. Ma Sandon non sarebbe la sola dottoressa padovana inizialmente contraria alla profilassi. «Ci sono diversi colleghi che, ricevuto il provvedimento di sospensione, sono tornati sui propri passi, correndo a farsi vaccinare» spiega Domenico Crisarà, dottore di famiglia e presidente dell’Ordine dei medici padovani. Del resto, quando a essere a rischio è lo stipendio, anche le posizioni più radicate vacillano.

Infine, un paio di sospensioni si registrano nell’Usl 2 trevigiana. Anche qui, ambulatori chiusi, dunque. «Il medico che viene sospeso dall’azienda sanitaria e dall’Ordine deve immediatamente interrompere il proprio servizio. Se così non fosse, la sua sarebbe una grave violazione deontologica, parallela a un esercizio abusivo della professione, essendogli stata sospesa l’abilitazione professionale» conclude Luigino Guarini, presidente dell’Ordine di Marca.

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